Cosa sono i caccia F-35: quanto costano e in cosa consiste il contratto firmato dall’Italia

Almeno 14 miliardi di euro per il rifacimento della flotta aeronautica italiana: ecco tutte le acrobazie che hanno portato il nostro Paese ad avere già 11 velivoli

Stiamo parlando del programma aeronautico più costoso di tutti i tempi. Una sigla che, nell’immaginario comune, è finita spesso per essere utilizzata come esempio di “spreco di denaro pubblico”: F-35 Lightning II, il programma militare lanciato dal Stati Uniti e al quale si sono uniti otto Paesi di tutto il mondo. Tra questi, l’Italia. Capofila del progetto, l’azienda statunitense Lockheed Martin F-35, che collabora con la britannica Bae Systems e l’italiana Leonardo.

Mentre i primi esemplari comprati dalla nostra aeronautica sono partiti per la prima volta in assoluto in missione all’estero (sei velivoli su 11 già ricevuti dall’Italia sono volati in Islanda), nel nostro Paese si accende il dibattito circa l’adesione italiana al programma chiamato Joint Strike Fighter.

Secondo alcune fonti parlamentari, Giuseppe Conte avrebbe confermato al segretario di Stato americano Mike Pompeo, in visita a Roma, la volontà di rispettare gli accordi che prevedono l’acquisto di 90 F-35. Si parla di un possibile via libera a una spesa di 14 miliardi di euro. Il malumore nel Movimento 5 stelle, da sempre contrario al prosieguo del programma, è insorto attraverso le dichiarazioni del senatore Gianluca Ferrara.

Il fuoco amico

Il capogruppo 5 stelle in commissione Esteri, il 6 ottobre, ha dichiarato: «Il M5s ha sempre criticato questo programma militare. Un progetto insostenibile che molti Paesi, Stati Uniti compresi, hanno già tagliato. Una rinegoziazione è doverosa anche da parte dell’Italia. Confidiamo nel fatto che il nostro presidente del Consiglio farà la scelta giusta». Qualche ora dopo, fonti di Palazzo Chigi hanno detto che il presidente del Consiglio è «d’accordo» con il Movimento riguardo una rinegoziazione.

Una lunga serie di sì

In realtà, il sì di Conte agli F-35 non sarebbe affatto un’eccezione nella politica italiana. Nel 1998 l’Italia – prima con il governo Prodi e poi con quello D’Alema – firma l’accordo che impegna il nostro Paese nella partecipazione alla fase preliminare del programma. Quattro anni dopo, sarà il secondo governo Berlusconi a confermare l’adesione agli Stati Uniti. Poi di nuovo Prodi nel 2007 e, ancora, Berlusconi nel 2009.

I primi modelli

Inizialmente il nostro Paese aveva previsto l’acquisto di 131 esemplari, numero ridotto a 90 (60 F-35A e 30 F-35B) dal governo Monti nel 2012. Ad ogni modo, il primo modello a essere consegnato all’Italia è assemblato dal Faco (Final Assembly and Check Out line) di Cameri, Novara. È marzo 2015 e l’F-35 è della tipologia A. Altri due modelli vengono consegnati all’Aeronautica militare nel dicembre 2016, mentre i primi esemplari di tipo B sono usciti dal complesso di Cameri il 5 maggio 2017.

Tre tipologie di F-35

Tre i modelli di F-35, un velivolo progettato proprio per offrire ai Paesi aderenti (Regno Unito, Canada, Danimarca, Olanda, Norvegia, Italia, Turchia e Australia), la massima versatilità:

  • F-35B a decollo rapido, in grado di decollare in uno spazio molto ristretto e atterrare verticalmente, il più complesso della serie. Ha un sistema di rifornimento in volo;
  • F-35A, con sistemi di decollo e atterraggio convenzionali;
  • F-35C, pensato per la marina. Ha un sistema di rifornimento in volo come l’F-35-B ed è pensato per il decollo dalle portaerei dotate di catapulte.

Le critiche sull’affidabilità

L’F-35 è un caccia monoposto di quinta generazione è dotato di un singolo propulsore. Pensato con caratteristiche stealth, ovvero tecnologie che lo rendono difficilmente visibile dai radar, è progettato per essere impiegato nelle manovre di supporto aereo ravvicinato, per missioni di supremazia aerea e per il bombardamento. Molti hanno definito il software di supporto Alis (Autonomic Logistics Information System) pericoloso. In realtà la preoccupazione legata al software riguarda la sicurezza dei dati che raccoglie in battaglia: nessun rischio per il volo dei piloti, ma per le informazioni riservate che sono destinate tutte in un sistema centralizzato con sede a Forth Woth, in Texas.

Il costo per l’Italia

Le stime oscillano ormai da anni tra i 13 e i 17 miliardi di euro da spendere nel progetto. Nel 2012, il ministero della Difesa inserì nel bilancio una spesa di «almeno 12,2 miliardi» da considerare entro il 2047 per portare a termine il programma F-35. L’associazione Archivio disarmo, invece, parla di almeno 14 miliardi di euro di spesa totali. Il Sole 24 ore ha calcolato che ogni F-35A potrebbe costare all’Italia circa 99 milioni di euro per un F-35A e 106,7 milioni di euro per un F-35B: un costo che è lievitato enormemente rispetto alle stime iniziali.

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