L’addio di Draghi alla Bce e il monito ai Paesi Ue: «Chi può agisca sul bilancio per la crescita»

Nella sua ultima conferenza stampa, Il presidente uscente della Banca centrale europea ricorda come «il rischio principale continua a essere la recessione»

Otto anni alla guida della Bce. Mario Draghi lascia la Banca Centrale Europea e consegna il testimone a Christine Lagarde. L’ex governatore della Banca d’Italia era entrato in carica il primo novembre del 2011 come terzo presidente della Bce, dopo Wim Duisenberg e Jean-Claude Trichet.

Oggi Draghi, ex direttore esecutivo della Banca Mondiale, ha dato il suo addio alla Banca europea con sede a Francoforte. Nella sua ultima conferenza stampa Draghi ha lanciato un monito ai Paesi membri: «Di fronte alle prospettive indebolite e alla prevalenza di rischi al ribasso, i governi che hanno spazio di manovra di bilancio devono agire in modo efficace e tempestivo». Mario Draghi torna quindi a spingere per una politica più espansiva da parte di Paesi come la Germania, ma allo stesso tempo invita i Paesi ad alto debito a una politica «prudente».

La Banca centrale europea resta pronta ad adattare tutte le strategie necessarie per far risalire l’inflazione, e ritiene che sia necessaria una «posizione altamente accomodante» ancora a lungo, di fronte ai rischi per la crescita e lo scenario inflazionistico. «Il rischio principale è un downturn (recessione) dell’economia – chiarisce Draghi – che sia globale o dell’Eurozona».

E sul “pacchetto Draghi” varato a settembre il presidente uscente chiarisce che: «Purtroppo, tutto ciò che è accaduto dalla decisione di politica monetaria di settembre ha mostrato abbondantemente che la nostra determinazione ad agire tempestivamente era giustificata».

Draghi parla anche del suo successore: «Non ha bisogno di consigli», afferma Draghi parlando di Christine Lagarde.

E a chi gli chiede se la sua eredità sia stata rovinata dalle ultime misure e dalle discussioni all’interno del direttivo della Bce Draghi risponde: «Francamente no. Abbiamo sempre discussioni – aggiunge Draghi – tutte le istituzioni litigano quando si discute di decisioni di politica monetaria. A volte questi disaccordi sono resi pubblici, a volte non lo sono. Penso che non sia stata la prima volta. Lo prendo come una parte del dibattito».

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