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Morte di Abu Bakr al Baghdadi: chi era il Califfo dell’Isis?

Washington ha confermato l’identità dell’uomo rimasto ucciso nelle operazioni Usa. Ma chi era il leader dell’Isis e come è nato il suo regno del terrore?

Secondo l’intelligence americana il califfo dello Stato Islamico sarebbe stato ucciso questa notte nel nord ovest della Siria grazie a un’operazione congiunta con le forze curde.

Con la formale sconfitta a livello territoriale dello Stato Islamico, mancava solo lui, Abu Bakr al Baghdadi, il leader dell’Isis per chiudere almeno a livello ufficiale i conti con l’organizzazione terroristica.

La perdita dei territori in Siria e Iraq

Dopo la perdita di Mosul e Raqqa, le due roccaforti di Daesh, rispettivamente in Iraq e Siria, l’Isis si era ridimensionato, tanto da far allontanare dalle cronache dei giornali internazionali anche la sua guida, al Baghdadi.

Di lui, il terribile califfo diventato famoso e noto al pubblico per il suo proclama dalla moschea di Mosul con cui aveva ufficializzato il costituirsi dello Stato Islamico si era persa ogni traccia. Ma chi era Abu Bakr al Baghdadi? E come è arrivato a guidare una delle organizzazioni jihadiste più brutali che siano apparse in Medio Oriente negli ultimi anni?

L’invasione Usa del 2003

Nato a Samarra, in Iraq, città sacra per gli sciiti dove sono custodite le tombe di due dei 12 Imam, l’ex studente cresce e vive a Baghdad fino al 2004. Awwad al Badri, nome di battesimo, viene fin da subito coinvolto nell’invasione americana dell’Iraq tanto da costituire un gruppo armato di ispirazione jihadista per respingere gli invasori occidentali.

Come tanti “insorti” e combattenti locali Baghdadi finisce in una delle carceri americane costituite sul suolo iracheno a partire dal 2003. Per molti dei miliziani jihadisti, le carceri diventano un focolaio per la radicalizzazione dei detenuti. Baghdadi, una volta uscito, si avvicina al mondo di al-Qaeda in Iraq, che più tardi prenderà il nome di Stato islamico dell’Iraq.

Al Qaeda in Iraq

Nel 2010 Baghdadi raccoglie il testimone del gruppo guidato e fondato prima da Abu Musab al-Zarqawi, ucciso nel 2006 e poi da Abu Omar al Baghdadi, scomparso nel 2010. Il 16 maggio del 2010 Baghdadi annuncia un’alleanza con al-Qaida, guidata, ancora oggi, da Ayman al Zawahiri. Tuttavia fin da subito nascono evidenti tensioni tra i due gruppi sulle tattiche da adottare in Iraq e sull’uso indiscriminato della forza che porta Zawahiri a mettere più volte in guardia al-Baghdadi.

Con lo scoppio della guerra in Siria, le divergenze si accentuano ancora di più. Mentre Jabhat al Nusra, giura fedeltà ad al Qaeda, Baghdadi a capo dell’ allora al Qaeda in Iraq si rifiuta di riconoscere l’autorità di Zawahiri portando a una divisione tra i due gruppi jihadisti.

Baghdadi conquista facilmente Raqqa e Mosul ed è proprio nella città irachena che arriva la consacrazione definitiva con il sermone alla moschea che annuncia la nascita dello Stato Islamico, inaugurando un regno del terrore.

Lo Stato Islamico

Nei territori sotto il controllo di Daesh vige la Sharia e sono applicate le pene più severe. I prigionieri delle potenze straniere sono sottoposti alla decapitazione, mentre le minoranze etniche e religiose, come quella degli yazidi, sono brutalmente torturate. Le donne vengono schiavizzate, centinaia di corpi vengono ritrovati in fosse comune tanto che la comunità internazionale comincia a definire i massacri un genocidio.

La scomparsa di al Baghdadi

Da allora cominciano a susseguirsi notizie sulla morte del leader dell’Isil. L’Iraq afferma che il leader jihadista è rimasto ferito in un raid aereo iracheno ad Al Qaim, nella provincia occidentale di Al Anbar, mentre l’allora ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim al Jaafari, si spinse a scrivere su Twitter che Baghdadi era stato ucciso.

Sempre nel 2015, ancora il governo di Baghdad rende noto che il Califfo è rimasto coinvolto in un raid dell’aviazione di Baghdad nell’ovest del Paese e che è stato “portato via d’urgenza”, ma senza saper precisare se fosse rimasto ferito.

Soprattutto dopo la caduta di Raqqa e di Mosul, di Baghdadi si perde quasi ogni traccia. Sparisce dal radar dei media, basta proclami video, non ci sono più chiamate alle armi. A marzo del 2019 i servizi di intelligence iracheni sostengono che il capo dell’Isis sia nascosto nel deserto lungo il confine tra Siria e Iraq. Ma ad aprile 2019, una settimana dopo gli attentati di Pasqua in Sri Lanka, rivendicati dall’Isis, al Baghdadi torna a farsi vedere in un video di 18 minuti in cui parla della “guerra ai crociati”.

Una figura rimasta invisibile per mesi, anni ma che con la sua morte chiude un capitolo della turbolenta storia del Medio Oriente, ma non quella dello Stato Islamico, già pronto a riorganizzarsi in altre forme e in altri modi.

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