Le ultime affermazioni di Luc Montagnier sulle «basi scientifiche» dell’omeopatia

«L’omeopatia ha basi scientifiche»: se lo dice un Nobel è vero? No

In un articolo pubblicato il 22 ottobre nella rubrica dedicata alla Salute di Repubblica vengono riportate le ultime dichiarazioni di Luc Montagnier a favore dell’omeopatia. Secondo il virologo francese «ha una base scientifica, ma viene ignorata».

Queste affermazioni risalgono ad una conferenza tenutasi al Politecnico di Valencia agli inizi di ottobre. Luc Montagnier è stato insignito del premio Nobel per la medicina nel 2008 per aver isolato il virus dell’Hiv nel maggio del 1983 all’Istituto Pasteur di Parigi. 

Ma anche i Nobel possono sbagliare. Recentemente una lettera firmata da 500 scienziati ha negato la responsabilità umana nei cambiamenti climatici.

Dell’infondatezza delle medicine alternative – spesso intrise di richiami autorevoli ad “antiche tradizioni millenarie” – avevamo già trattato, soprattutto dell’omeopatia. L’assenza di fondamenti scientifici risulta anche da diverse analisi sistematiche.

L’articolo di Repubblica sulle ultime affermazioni di Luc Montagnier.

Cos’è il “consenso” in ambito scientifico

Persino nella stampa più autorevole non sembra ancora molto chiaro cosa sia il “consenso” in ambito scientifico. Non è una questione di “idee controverse”, ma di evitare che mere opinioni vengano confuse coi fatti.

Certo, esistono studi eclatanti volti a dimostrare l’efficacia dell’omeopatia, ma spesso sono pubblicati su riviste predatorie, in generale usando metodi che si sono rivelati puntualmente scorretti.

L’autore di Repubblica precisa che Montagnier è «spesso criticato dalla comunità scientifica proprio per la sua difesa di idee controverse». Per capire meglio cosa si intende per «idee controverse» citiamo quanto scriveva dello scienziato francese Anna Maria Liguori – proprio su Repubblica – in un articolo del 2017:

«Dalla Papaya che cura il Parkinson e la Sars ai vaccini che provocherebbero l’autismo, fino alla conversione all’omeopatia. Un premio Nobel in confusione o forse ormai votato alle baggianate. È il caso del premio Nobel 2008 per la Medicina Luc Montagnier».

Le sedicenti «basi scientifiche» dell’omeopatia

Ma l’integrità della ricerca è qualcosa che va oltre il campo delle legittime opinioni. Eppure secondo quanto riporta Repubblica, lo scienziato queste basi scientifiche le avrebbe dimostrate: 

«Ha ricordato [Montagnier] anche i suoi studi dai quali emergerebbe che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso».

Ma se andiamo a cercare gli studi che attesterebbero l’esistenza di presunti «segnali elettromagnetici», i quali permetterebbero alle molecole di H2O di memorizzare porzioni di Dna, il primo che viene fuori è noto.

Si tratta di «Electromagnetic signals are produced by aqueous nanostructures derived from bacterial DNA», pubblicato su Interdisciplinary Sciences – Computational Life Sciences nel giugno 2009. La rivista – oltre a essere di scarsa rilevanza – aveva come responsabile editoriale lo stesso Montagnier.

Il metodo “innovativo” di Montagnier

Quel che lascia perplessi è il metodo utilizzato. Perché è questo in fin dei conti che importa.

Montagnier sostiene di aver dimostrato che diluendo dei batteri in soluzione, continuava a esservi traccia delle onde elettromagnetiche da loro emesse. Insomma, nonostante oltre un certo numero di diluizioni non dovesse rimanere alcuna traccia dei batteri, l’acqua avrebbe conservato memoria di essi.

Come lo avrebbe dimostrato? Una provetta inserita in una bobina di rame era collegata a un amplificatore, e attraverso una scheda audio lo scienziato ha registrato dei rumori elettronici. In che modo Montagnier avrebbe escluso le fonti esterne? Non ci è dato saperlo. 

Infine, Montagnier conclude invitando a «sostenere tutte le innovazioni che possono verificarsi in questo campo». Ricordiamo però che l’omeopatia è stata inventata sul finire del XVIII Secolo, quando ancora si usavano sanguisughe e salassi per “curare” i pazienti.

Foto di copertina: Wikipedia/Il Nobel per la medicina e teorico della “memoria dell’acqua” Luc Montagnier.

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