Fondi russi alla Lega, Salvini: «Savoini? Un incauto». E sull’audizione in Senato: «Sarebbe stato un precedente pericoloso»

Salvini ha parlato del caso dei presunti fondi russi alla Lega nel nuovo libro di Bruno Vespa. L’ex sottosegretario Giorgetti: «Savoini e D’Amico? Due polli in libertà»

Prima ha cercato di prenderne le distanze, poi ha ammesso di conoscerlo da 25 anni. C’è però un aspetto della vicenda Metropol su cui Matteo Salvini finora non ha mai cambiato idea, ed è l’innocenza, di cui è convinto, di Gianluca Savoini. Se Savoini però ha una “colpa”, secondo Salvini, è quella di essere stato «incauto».

Il riferimento è ad alcune “amicizie” di Savoini, in particolare quella con Gianluca Meranda, l’altro italiano seduto al tavolo dell’hotel Metropol a trattare su presunti fondi russi destinati alla Lega. «È stato incauto. Visto da fuori, il curriculum del suo accompagnatore (in riferimento a Meranda ndr), non è quello della migliore frequentazione possibile. In ogni caso incauto è una cosa, delinquente è un’altra». A dirlo è Salvini stesso in un passaggio del nuovo libro di Bruno Vespa (Perché l’Italia diventò fascista, Mondadori), in uscita il prossimo 6 novembre.

Salvini si è sempre sottratto alle ripetute richieste da parte di esponenti del governo di riferire in Parlamento sul caso dei presunti fondi russi alla Lega. Il leghista giustifica così la sua scelta: «Andare a riferire al Senato sarebbe stato un precedente pericoloso. Chiunque potrebbe allora essere convocato per qualsiasi ragione, un pezzo d’intercettazione, un’inchiesta giornalistica. Non mi risulta sia accaduto nulla di grave». Anche se poi lo stesso Salvini ha sollecitato Conte affinché riferisse in Parlamento sia sul caso Russiagate che su quello Fiber 4.0.

Alla domanda di Vespa se Salvini poi abbia chiesto a Savoini chiarimenti sul caso Metropol, il leghista risponde: «Sì, e lui mi ha risposto, “Matteo, non c’è nulla di cui preoccuparsi”».

Giorgetti: «Savoini e D’Amico? Due polli in libertà»

Ma Salvini non è l’unico a parlare nello stesso libro dell’incontro al Metropol. Sul caso interviene anche l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Conte I, Giancarlo Giorgetti, che non risparmia una critica allo stesso Savoini definendolo «uno sprovveduto» come Claudio D’Amico, il terzo uomo seduto al tavolo con i russi.

«Polli in libertà». È così che Giorgetti definisce i due. «Savoini e D’Amico sono due sprovveduti avvicinati da mediatori d’affari che li immaginavano dotati di poteri magici. Altri pensavano che arrivassero fino a Salvini. Figurarsi. Però, ogni loro passo era monitorato», dice l’ex sottosegretario.

Secondo Giorgetti, Salvini è stato un po’ ingenuo a lasciarsi avvicinare dai due. «Avevo informato Salvini e lo avevo messo in guardia. Ma lui, in assoluta buona fede, riteneva che fossero simpatici romantici assolutamente innocui, senza poter fare alcun danno», aggiunge Giorgetti, che definisce «un danno d’immagine enorme per Salvini» l’intera vicenda sul caso Metropol.

Dichiarazioni, quelle di Giorgetti, che non convincono il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5s): «Secondo Giorgetti, Salvini sarebbe stato solo incauto a farsi accompagnare in Russia da Savoini. Dice che per Salvini fosse innocuo. Ma come si spiega che Savoini, secondo quanto emerso dall’indagine, abbia trattato a nome e per conto di Salvini e della Lega durante la riunione al Metropol? Perché Salvini non querela Savoini? Se Savoini era soltanto un “simpatico romantico”, perché Salvini non l’ha detto in Parlamento da dove è scappato?».

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