Bibbiano, a che punto siamo? Cosa succede ora che il sindaco del Pd è tornato libero

In attesa delle motivazioni della Cassazione che ha deciso di annullare le misure cautelari per Carletti, cerchiamo di capire il significato di questa decisione

La Cassazione sembra aver segnato un primo punto di svolta nella vicenda di Bibbiano, almeno per quanto riguarda il ruolo del sindaco dem della cittadina, Andrea Carletti, nello scandalo Angeli e Demoni, l’inchiesta sul presunto sistema illecito di affidi di minori in Val d’Enza.

Il coinvolgimento del primo cittadino del Partito Democratico era stato il combustibile che aveva fatto mediaticamente deflagrare la vicenda, soprattutto per gli attacchi arrivati al partito guidato da Nicola Zingaretti da parte degli avversari politici.

Carletti di nuovo alla guida del municipio

La Corte ha revocato l’obbligo di dimora nei confronti di Carletti, misura che era già stata “alleggerita” dal Tribunale del Riesame lo scorso 20 settembre rispetto ai domiciliari a cui il sindaco era sottoposto dopo l’arresto in giugno. La Prefetta di Reggio Emilia, Maria Grazia Forte, ha inoltre chiarito che «dopo la revoca delle misure, Andrea Carletti può tornare a fare il sindaco in municipio a Bibbiano, nel pieno delle sue funzioni».

Quindi ora Carletti è un uomo libero e può ritornare alla guida del comune emiliano, anche se resta indagato per abuso d’ufficio e falso per l’affidamento di locali per la cura e la protezione di minori. La chiusura delle indagini preliminari è prevista per la metà di dicembre: il sindaco è indagato insieme ad altre 28 persone nell’inchiesta della procura di Reggio Emilia, fra cui Claudio Foti, lo “psicoterapeuta” 68enne della onlus Hansel & Gretel, considerato la mente del “metodo” incriminato.

Le decisione e le motivazioni (diverse) del Riesame

La sentenza della Corte Suprema arriva dopo il ricorso presentato dagli avvocati difensori di Carletti, Giovanni Tarquini e Vittorio Manes. I legali si sono opposti alla decisione del Riesame dello scorso settembre che aveva appunto revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari per Carletti, ma imposto l’obbligo di dimora nella sua abitazione di Albinea.

Sebbene i giudici del Riesame abbiano optato per un provvedimento meno duro rispetto ai domiciliari, nelle motivazioni della decisione sembrano confermare non soltanto l’impianto accusatorio dei Gip sull’operato del primo cittadino, ma anche la necessità di impedire a Carletti di agire all’interno dell’ambiente che avrebbe messo in piedi il presunto sistema criminoso.

La misura per evitare «ripercussioni negative sulle indagini»

Si legge infatti nelle stesse motivazioni che «la sospensione dalla carica di sindaco ad opera della legge Severino e la attribuzione ad altri della delega per le politiche sociali non si reputa abbiano determinato una cesura dei suoi rapporti con l’ambiente di appartenenza, in virtù dei soli tre mesi decorsi in regime domiciliare, essendo ragionevolmente tali rapporti di amicizia e colleganza politica ben radicati nel tempo e difficilmente scalfibili».

Questo, per i giudici del Riesame, avrebbe comportato «sicuramente una possibile influenza di Andrea Carletti su persone a lui vicine nell’ambito politico-amministrativo, con possibili ripercussioni negative sulle indagini». La «misura cautelare adeguata – concludono quindi giudici – appare quella dell’obbligo di dimora nel Comune dove attualmente Andrea Carletti dimora e dove già erano in corso gli arresti domiciliari» che, pur rappresentando «una misura minore degli arresti domiciliari ne assicura tuttavia la medesima finalità, cioè l’impossibilità di svolgere attività pubblica e soprattutto mantenere legami e influire su amministratori e dipendenti di enti territoriali a lui vicini».

La decisione della Cassazione di liberare Carletti dal vincolo dell’obbligo di dimora sembra quindi andare in direzione opposta rispetto a queste parole. Anche l’ipotesi che la Corte abbia fatto decadere la misura per eventuali vizi di forma è da escludere, poiché irrigolarità di quel tipo sarebbero già state eventualmente valutate dal Riesame. Si può quindi presumere che i giudici della Suprema Corte abbiano operato una scelta nel merito, discostandosi quindi dai colleghi incaricati di valutare in merito ai provvedimenti restrittivi della libertà personale.

Le ipotesi sulle ragioni della Cassazione

La struttura delle motivazione del Riesame come detto conferma praticamente nella totalità l’impianto accusatorio nei confronti di Carletti: si tratta di illeciti amministrativi, è bene ricordarlo, che non hanno nessun rapporto diretto con i presunti abusi suoi minori. La scelta della Cassazione in sostanza potrebbe essere motivata da due considerazioni distinte o dalla sintesi delle stesse.

La prima ipotesi è che gli ermellini abbiano valutato che non esista più il pericolo che le azioni di Carletti, compreso il ritorno alla carica di primo cittadino, abbiano «ripercussioni negative sulle indagini», visto che le indagini preliminari si concluderanno fra pochi giorni ed è ragionevole pensare che gli inquirenti siano, in un senso o nell’altro, in possesso delle evidenze necessarie a procedere nelle loro considerazioni.

La seconda ipotesi è che i giudici della Corte possano avere, nel merito, ridimensionato il ruolo e le responsabilità di Carletti nella vicenda: in questo caso evidentemente con osservazioni diverse da quelle dei colleghi. Se così stessero le cose si tratterebbe di una vera e propria svolta per la vicenda, sia dal punto di vista giuridico (anche se non direttamente) che da quello politico-mediatico.

Oppure i magistrati potrebbero aver scelto di rimettere in libertà il sindaco di Bibbiano per un mix delle due questioni: il decaduto rischio di inquinamento delle prove e un alleggerimento dell’impianto accusatorio. In ogni caso le motivazioni della Corte saranno soltanto uno dei passaggi di una vicenda giudiziaria che si prospetta complessa e, conseguentemente, controversa.

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