La banana da 120mila dollari di Cattelan diventa un tormentone: le imitazioni dell’opera su Instagram

Sulla scia del refrain «L’avrei saputo fare anche io», che puntualmente colpisce le opere di arte concettuale, Cattelan e la Galerie Perrotin, hanno trovato – forse involontariamente – una soluzione che amplifica la portata riflessiva dell’opera

Nel vocio che è venuto a crearsi tra chi rigetta l’idea che la composizione possa essere definita «opera d’arte» e chi difende strenuamente la natura artistica dell’istallazione, resta il fatto che Comedian, la banana affissa sulla parete con lo scotch argenteo da Maurizio Cattelan, è diventata a tutti gli effetti un tormentone. 

Un tormentone istillato in prima istanza dalla vera e propria composizione di Cattelan, ritenuta «troppo banale», «troppo basilare», «troppo povera». «Troppo»: una banana da pochi centesimi incollata a un muro con un pezzo di nastro adesivo elevata allo stato di arte è un qualcosa di «troppo» per esser definita «arte».

Comedian, Maurizio Cattelan, 2019 / Epa / Rhone Wise

Il «troppo» nell’arte concettuale

«Troppo», come l’alto numero di persone che si sono riversate intorno allo stand dopo la performance dell’artista newyorkese David Datuna che ha deciso di staccare l’istallazione di Cattelan e di mangiare con gusto la banana davanti allo sguardo attonito, ma anche divertito, dei presenti. 

«Troppo», come il costo dell’opera che oscilla tra i 120mila e i 150mila dollari e che ha fatto indignare i più. Ma è proprio dietro quest’ultimo «troppo» che si inserisce l’intento di Maurizio Cattelan e il tentativo dell’artista di far riflettere il pubblico sul valore dato dalle persone agli oggetti, di come questi si muovano nel mondo, nonché sulla discrepanza tra costo effettivo della materia prima e costo finale sul mercato.

Una discrepanza di costi su cui influisce la domanda e l’offerta, ma anche il valore dell’idea e del concetto, ben più profondo – in teoria – del risultato estetico e percettivo dell’opera finale in sé. E seppur in molti abusino del concetto di «arte» e della definizione di «artista», è altresì vero che l’arte concettuale è sempre stata “accolta”, dalla maggior parte del pubblico, con un’intramontabile sindrome: «L’avrei saputo fare anche io».

La sindrome de «L’avrei saputo fare anche io» e la risposta – forse involontaria – di Cattelan e Perrotin

Ma Maurizio Cattelan e la Galerie Perrotin, partendo proprio dalla famigerata banana – già simbolo iconico della produzione e distribuzione di massa ai tempi di Andy Warhol – hanno saputo accogliere – forse involontariamente – proprio chi liquida spesso l’arte concettuale all’«avrei saputo fare anche io», coinvolgendo il pubblico anche sul piano digitale, di meme in meme. E così è nato l’account Instagram @cattelanbanana.

Sul profilo, rigorosamente «powered by @galerieperrotin», vengono raccolte tutte le repliche ironiche e le imitazioni dell’opera della banana di Cattelan. Sfogliando l’account si possono vedere cetrioli, calzini, hamburger, pane, arance, tatuaggi, opere d’arte, persone, tutto rigorosamente sigillato dal nastro argenteo, come in Comedian.

Alcuni scatti presenti sull’account @cattelanbanana / Instagram

Un’imitazione attuabile da tutti e replicabile in infinite varianti, ma con una portata potenziale – a livello di pubblico – ben più ampia rispetto a quella della semplice banana con lo scotch esposta nello stand della galleria all’Art Basel Miami Beach.

Un’operazione che va oltre l’opera in sé, oltre la vendita, oltre il costo. È una performance continua e capillare, che riconduce però sempre all’archetipo di Comedian e induce, continuamente, alla riflessione già menzionata: qual è, oggi, il valore che diamo agli oggetti?

E in estrema sintesi, come dichiarato nel comunicato della Galerie Perrotin, «Comedian, nella sua semplicità compositiva, ci ha restituito un complesso riflesso di noi stessi» su cui riflettere, in qualità di individui e di società.

Leggi anche: