Mes, Conte alla prova del voto alle Camere. La mina M5s pronta a esplodere: il segnale che il governo non potrà ignorare

Il clima sul Salva Stati all’interno dell’esecutivo giallorosso sembra essersi rasserenato. Ma dai numeri in Aula si capirà se esiste una fronda, sul Mes e non solo

Dopo giornate di tensioni al limite dello strappo all’interno del governo sul Mes è arrivato il giorno della verità. Oggi il premier Conte, in mattinata alla Camera e in pomeriggio al Senato, riferirà sul contenuto del prossimo consiglio europeo sul cui tavolo, tra le altre cose, ci sarà il tema del fondo Salva Stati.


Dall’Aula dovrà arrivare il mandato alla maggioranza giallorossa per trattare in sede europea: quello che bisognerà capire è se il testo che Conte presenterà in Parlamento è riuscito ad accontentare le varie sensibilità all’interno dell’esecutivo. Il clima però sembra più sereno rispetto ai giorni scorsi e ieri sera fonti del M5S facevano trapelare che, seppur fossero necessarie ancora alcune limature, il governo dovrebbe superare lo scoglio del passaggio senza scossoni.

Significative le parole del ministro pentastellato Nunzia Catalfo che ha rassicurato: «Il Movimento 5 Stelle voterà compatto sulla risoluzione di maggioranza sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes)». Parole non dissimili da quelle del titolare ministro per gli Affari europei, il dem Enzo Amendola che conferma:«Noi voteremo assolutamente compatti».

Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta (Pd) i risultati ottenuti nella mediazione sono il presupposto «che consente alla maggioranza di presentarsi in Parlamento in modo unitario e in un clima fattivo» perché le polemiche iniziali «si sono stemperate». Quindi, chiosa Baretta, «non ci sono punti critici» e quel su cui si sta riflettendo sono ancora aspetti «che stanno dentro il negoziato che ha fatto decisivi passi avanti».

Pace fatta, sembra di capire quindi. Ma, numeri alla mano, oggi si capirà se esiste una fronda (soprattutto nel M5S, al netto dell’annunciata opposizione del dissidente Paragone) che sul Mes vuole mettere i bastoni fra le ruote. Al Salva Stati, ma più in generale all’alleanza giallorossa.

La frattura però sembra, almeno per il momento, rimarginata. Così pare almeno ad ascoltare le voci pentastellate che, nella notte, lontane dai microfoni, fanno sapere che ci sarebbe soddisfazione che «per la risoluzione di maggioranza che prevede le modifiche richieste dal Movimento. La logica di pacchetto è stata confermata, ci sarà un nuovo round in parlamento a gennaio, prima del prossimo Eurogruppo». Le stesse fonti garantiscono che «ci sarà il pieno coinvolgimento del Parlamento prima dei prossimi passi sul Mes. Ogni decisione verrà presa ascoltando le Camere, non firmeremo nulla al buio».

Il governo si esprimerà su una mozione unitaria e questo è già un risultato soddisfacente, soprattutto per il mediatore Conte. Si parla di un testo ridotto all’osso rispetto alle bozze che circolano da giorni: centrale, sul Mes, la logica “del pacchetto”, considerata cardine da Conte (ma indispensabile soprattutto per Di Maio). L’Unione Bancaria, anche questo tema caro ai 5 Stelle, dovrebbe essere adottata in modo progressivo e coinvolgendo il Parlamento nei vari passaggi successivi.

Se all’interno dell’esecutivo sembra tornato il sereno, in Aula certamente le opposizioni si faranno sentire. Lega e Fratelli d’Italia sul Mes hanno deciso da settimane di alzare le barricate anche con toni accesi, che hanno irritato il premier che non ha certo porto l’altra guancia nei suoi ultimi intervenuti in Parlamento. Meloni e Salvini attaccano alternativamente con due argomenti: la posizione del M5S, che cederebbe alla visione più convintamente europeista del Pd, e i vantaggi che riceverebbe la Germania (e in particolare le banche tedesche) da questa formulazione del Mes. E prevedibile che anche oggi, dai banchi di Camera e Senato, saranno questi i loro argomenti.

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