Elezioni GB, l’ennesima sconfitta per i sondaggisti? Non proprio

Gli analisti sbagliarono (alla grande) le previsioni per il referendum nel 2016. Questa volta è andata decisamente meglio

La sconfitta dei laburisti e la vittoria di Boris Johnson viene citata, in Italia come all’estero, come prova schiacciante che i britannici non si siano affatto pentiti della Brexit, come invece suggerivano diversi sondaggi dal 2016 – anno del referendum – ad oggi.

Gli stessi sondaggisti avevano predetto una vittoria dei conservatori nelle elezioni di giovedì 12 dicembre, aprendo però alla possibilità di una rimonta in extremis del partito laburista nelle ultime settimane. Due verità – la vittoria dei conservatori e la crescita delle posizioni pro-remain – che sembrano in conflitto. Hanno sbagliato i sondaggisti?

Previsioni azzeccate

Come sottolineano diversi analisti, il risultato delle elezioni è stato piuttosto coerente con quanto era stato predetto in precedenza dai sondaggisti che, fino a pochi giorni dalle elezioni, davano i conservatori avanti ai laburisti di circa 10 punti percentuali.

Il giorno delle elezioni è andata proprio così: i conservatori hanno ottenuto circa il 43% dei voti, contro il 32% dei laburisti. Questo nonostante i laburisti avessero guadagnato quasi dieci punti percentuali da ottobre a dicembre.

Un aumento che è avvenuto proporzionalmente al numero di giovani che hanno manifestato la loro intenzione a votare, aumentato di circa 20 punti percentuali rispetto a ottobre. 

Ma i britannici vogliono la Brexit? Cosa dicono i sondaggi

Dalle prime analisi del voto emerge che i conservatori hanno aumentato il loro consenso nelle aree che nel 2016 votarono per uscire dall’Unione europea, perdendo consensi in altre zone “Remain” come Londra e Scozia.

Ma il partito di Jeremy Corbyn ha perso voti sia nei collegi elettorali a favore della Brexit, sia in quelli pro-Remain, un dato che apre a spiegazioni che tengono conto di altri fattori, come il tasso di gradimento dello stesso Corbyn.

Sarebbe più giusto dire che non esiste una maggioranza dei britannici che vorrebbe affidare la Brexit a Corbyn. Al tempo stesso non esistono dati che smentiscano che una maggioranza dei britannici – più del 50% – sia a favore della Brexit.

L’ultimo “sondaggione” YouGov, fatto di circa 300 verifiche, risalente a ottobre, dava il “Remain” avanti 54% nei primi sei mesi del 2019. Un divario che si è successivamente ristretto (53% contro il 47% pro Brexit), ma che non è mai sceso ai livelli del 2016 quando il 51,9% della popolazione britannica votò per portare il Regno Unito fuori dall’Unione europea.

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