Il coronavirus rischia di far cadere anche i colossi della tecnologia. Cosa succederà alla catena di produzione

Yossi Sheffi, direttore del MIT’s Center for Transportation and Logistics, ha spiegato: «Non riesco a pensare a un precedente simile»

24 febbraio 2020, Barcellona. Giornalisti e appassionati di tecnologia aspettano questo giorno per vedere l’inaugurazione del Mobile World Congress, una delle fiere più importanti del mondo dedicate agli smartphone. È qui che lo scorso anno Huawei ha presentato il suo primo smartphone pieghevole, ancora non arrivato sul mercato.

Ma davanti al Coronavirus, anche il mercato della tecnologia può fermarsi. La sudcoreana LG ha già annunciato che non sarà presente, per evitare di esporre i suoi dipendenti a viaggi internazionali. Le aziende cinesi, a partire da Huawei, Xiaomi e Zte, ridurranno la loro presenza. Ma gli effetti di questa epidemia sul mercato della tecnologia non si fermano qui.

Se la Cina si blocca, l’intera catena rallenta

Mike Murphy e Adam Janofsky del Protocol hanno provato a capire quanto il coronavirus potrebbe influire sul mercato della tecnologia e lo hanno fatto non focalizzandosi sulle aziende cinesi ma su quelle che in Cina hanno dei nodi da cui passa la produzione dei loro dispositivi.

Yossi Sheffi, direttore del MIT’s Center for Transportation and Logistics ha spiegato che non esiste nella storia recente nulla di paragonabile: «Non riesco a pensare a un precedente simile. L’unica cosa a cui potremmo comparare questo evento è la crisi finanziaria del 2008. Non so se le cose si metteranno altrettanto male. Ma nessuno può saperlo».

Da Asus a iPhone, le prime aziende coinvolte

La Cina è una delle regioni del mondo in cui si concentrano più fabbriche che producono dispositivi tecnologici. Solo a Wuhan ci sono 1656 aziende che lavorano in questo settore. Molte fabbriche sono impegnate solo su un passaggio della produzione dei dispositivi.

Il primo esempio è quello degli schermi. Mirko Woitzik e Tim Yu, entrambi analisti di Dhl Relience360, hanno spiegato a Protocol che nella provincia attorno a Wuhan si producono schermi sia Lcd che Oled. E il loro contributo è insostituibile. Sarebbe molto difficile che altre fabbriche prendano in carico tutti gli ordini che stanno saltando in questa regione.

Epa | Un uomo indossa una mascherina nella provincia del Guangdong, in Cina

Asus ad esempio ha già annunciato una carenza temporanea di scorte per il suo smartphone da gaming, il Rog Phone II, mentre Apple ha dichiarato in una nota ufficiale che sta lavorando per mitigare gli effetti del coronavirus. Molti analisti hanno però previsto che l’azienda guidata da Tim Cook potrebbe vedere crollare le spedizioni di iPhone fino al 10% per effetto del coronavirus.

Intervenire sulla catena di produzione potrebbe essere poi molto complesso per le grandi aziende. Infatti, come spiegano Murphy e Janofsky, è difficile che le aziende più grandi conoscano tutta la rete che permette a quelle più piccole di lavorare.

Spesso infatti le fabbriche che producono pezzi per le aziende più importanti si appoggiano a loro volta a tutta una rete fatta di altre fabbriche con cui dividono il lavoro e società che procurano le materie prime.

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