Coronavirus, i 19 turisti cinesi dovevano lasciare lo Spallanzani un giorno prima: «Rifiutati da tassisti e hotel»

Finita la quarantena, la comitiva ha potuto lasciare l’ospedale dopo che tutti sono risultati negativi ai test

Finisce la permanenza forzata in Italia per i 19 turisti cinesi dimessi questa mattina alle 7 dall’ospedale Spallanzani. Il gruppo faceva parte della comitiva che ha avuto contatti diretti con i due coniugi ancora ricoverati nell’ospedale italiano, risultati positivi al test del Coronavirus. Tra loro c’erano anche cinque bambini. Ieri sera è stato dimesso anche l’autista dell’autobus che la comitiva stava usando per il tour in Italia. Dopo 14 giorni in quarantena, il bollettino quotidiano dello Spallanzani ieri, 12 febbraio, aveva confermato che i test per l’intero gruppo aveva dato ripetuti esiti negativi. Accompagnati da un rappresentante dell’ambasciata cinese a Roma, i venti turisti rientreranno in Cina con un volo da Fiumicino.


Saluti e sorrisi commossi tra i venti cinesi dimessi oggi dallo Spallanzani e gli operatori dell’ospedale romano. I turisti, con giacconi e trolley, sono saliti su un pullman bianco diretto all’aeroporto. Ieri sera, a quanto riferito, era stata organizzata una piccola festa di saluto in ospedale con tanto di palloncini. Agli ormai ex pazienti sono stati fatti dei piccoli doni: un astuccio con dei colori per i bambini, il libro sulle dimore storiche e le bellezze del Lazio agli adulti.

La comitiva avrebbe dovuto lasciare lo Spallanzani un giorno prima, ma come racconta Regina, una delle infermiere che li ha seguiti, i problemi legati alla psicosi per l’epidemia non sono mancati: «Non erano preoccupati per il fatto di essere stati ricoverati ma li preoccupava il fatto che gli alberghi non li accettavano e sono dovuti rimanere un’altra notte. Lo stesso con i taxi: li chiamavano parlando in inglese ma quando i tassisti vedevano che erano cinesi e non li facevano salire. Ieri erano senza mascherina, senza guanti, potevano socializzare e quindi anche uscire ma non hanno trovato posto, non avevano dove andare. Loro volevano uscire, pernottare fuori ma non è stato possibile».

Le dimissioni della comitiva di turisti cinesi è l’occasione per il rappresentante dell’ambasciata cinese in Italia, Zhang Junfang, per lanciare un appello: «Nella comunità cinese si sta diffondendo il panico. Non per l’epidemia di coronavirus, ma per la sicurezza. Ci sono state aggressioni verso cinesi in Italia, non turisti, ma comunità cinese. Vorrei invitare gli amici italiani a fare attenzione alla sicurezza dei nostri connazionali che vivono e lavorano in Italia, di evitare pregiudizi, distinzioni, aggressioni. Insulti e minacce non sono tollerabili. E’ l’appello che voglio lanciare».

Restano ricoverati i due coniugi, primi casi accertati in Italia, e il ricercatore 29enne della provincia di Reggio Emilia, che da due giorni non ha più febbre ed è in «buone condizioni generali», secondo i medici dello Spallanzani. Ancora critiche invece le condizioni dei due turisti, con un lieve miglioramento nelle ultime 24 ore.

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