Cosa dobbiamo aspettarci dai dati sull’economia tedesca che escono oggi. E perché dobbiamo preoccuparci (un po’)

L’indice Zew è il più importante per valutare la locomotiva d’Europa. Per l’esperto Luigi Guiso «epidemia cinese e dazi statunitensi minano le certezze economiche della Germania»

Un’economia che prospera sulle esportazioni è un’economia sensibile a ogni oscillazione degli equilibri internazionali. A ovest c’è l’anno elettorale degli Stati Uniti: Donald Trump potrebbe far leva su un protezionismo propagandistico e continuare con la politica dei dazi. A est gli scenari sono in costante aggiornamento perché nessuno è in grado di prevedere quando si assesterà la diffusione del contagio da Coronavirus: l’epidemia è il più grande freno al commercio cinese attivatosi nell’ultimo decennio. Al centro di questi sismi, l’Europa e il suo protagonista economicamente più forte: la Germania.


Ma il paese, oltre all’ombra di una crisi economica, sta vivendo anche un clima di assoluta incertezza politica. Annegret Kramp-Karrenbauer, designata appena un anno fa per il dopo Angela Merkel, si è dimessa dalla presidenza della Cdu. La discussione sulla successione nel primo partito è accesissima a Berlino. Ed è tutto fuorché utopistica una fine anticipata del governo della cancelliera, la cui stabilità ha subito una forte scossa in seguito al caso delle Turingia che ha portato alle dimissioni del governatore Thomas Kemmerich e la rimozione del responsabile per le regioni orientali della Cdu Christian Hirte.

Tornando alle questioni economiche, oggi, 18 febbraio, sarà pubblicato l’indice Zew: è uno degli indicatori più importanti per analizzare la salute dell’economia tedesca. Misura la fiducia e le aspettative delle aziende in Germania per captare l’andamento economico del Paese. Le attese, dopo le ultime stime della Commissione europea secondo cui la Germania (+1,1) è in penultima posizione per crescita nel 2020 – fa peggio solo l’Italia, con un +0,3 -, sono molto negative.

«L’Italia è molto esposta ai rallentamenti della Germania, soprattutto il Nord-Est del Paese», mette in allarme l’economista Luigi Guiso, professore all’Einaudi Institute for Economics and Finance. Gli abbiamo chiesto un parere su cause e conseguenze del rallentamento economico della Germania.

Lo Zew è tra gli indicatori più importanti per prevedere il futuro dell’economia tedesca: cosa dobbiamo aspettarci?

«L’economia sta rallentando principalmente per le restrizioni al commercio imposte dagli Stati Uniti, attive da quasi un anno. A queste si è aggiunta l’epidemia del coronavirus che, per il momento, ha portato a un rallentamento dell’economia cinese. Gli effetti meccanici non si sono ancora visti nella loro completezza. Ma per quanto riguarda gli impatti immediati dell’emergenza sanitaria, abbiamo visto che le imprese hanno rivisto già le proprie aspettative, hanno diminuito gli ordini e moderato gli investimenti. Bisogna considerare le riallocazioni delle forniture. Oppure, per fare un altro esempio, il settore del turismo ha già iniziato a soffrire a causa della ridotta mobilità delle persone. Ma è solo la punta dell’iceberg: l’impatto del coronavirus sull’economia cinese non ha assunto ancora dimensioni gigantesche perché gli effetti dell’epidemia sono relativamente localizzati».

Citava il settore del turismo, cosa succederà alla Germania e al resto d’Europa?

«Il Coronavirus ha già influenzato il comportamento delle persone e, di conseguenza, il turismo: è uno dei settori più esposti a questo genere di cambiamenti di scenario. Le persone si muovono di meno e bisogna valutare due tipi di possibilità: la prima è un cambio di destinazione di risorse destinate ai viaggi, la seconda una riallocazione dei flussi turistici. Nel primo caso, soprattutto se il contagio non rallenta, sarà il turismo in generale a subire un duro colpo. Se invece l’epidemia restasse limitata a Oriente, i Paesi europei potrebbero giovarne perché i viaggiatori, anziché muoversi verso Est, preferirebbe l’Occidente: la riallocazione prevarrebbe sul freno al movimento. Ma è troppo presto per fare delle stime».

Perché la Germania è particolarmente esposta alle incertezze internazionali?

«Le economie più forti sono anche quelle più integrate nella catena del valore. L’economia tedesca dipende dalle integrazioni che ha nei flussi del commercio internazionale, soprattutto per la macchina produttiva interna. E il livello di integrazione con la Cina è altissimo: gran parte dei prodotti semi-lavorati che servono a far funzionare le industrie tedesche vengono da Oriente. Questo discorso vale tanto per la Germania quanto per i Paesi più industrializzati di Europa».

Ma è un problema solo di importazioni o anche di export?

«Entrambi, ovviamente: il ragionamento è equivalente tanto per quei Paesi che si alimentano da un mercato di sbocco in Cina tanto per chi si approvvigiona di prodotti intermedi cinesi. Ecco, la Germania è compromessa con Pechino su tutti e due i fronti: è un grande esportatore di prodotti finiti e importatore di materiali a uno stato medio di lavorazione, come quelli necessari all’automotive tedesco. In generale, benché si faccia sempre l’esempio del settore automobilistico, effettivamente tra i più esposti a una diminuzione delle forniture cinesi, è tutta la manifattura a subire il rallentamento dell’economia cinese».

La Germania rivedrà la sua politica del surplus commerciale per rilanciare l’economia?

«Avrebbero già dovuto farlo da tempo: non giova a nessuno avere una bilancia commerciale così pendente verso la Germania. I tedeschi hanno le finanze pubbliche in ordine, un debito contenuto, ma non sono mai stati propensi a politiche espansive. Sarebbe utile, invece, tanto per la Germania quanto per gli altri Paesi europei, se Berlino adottasse politiche di investimenti pesanti. Ma non è detto che andrà così, anzi: se si riduce l’export verso la Cina a causa del coronavirus, i flussi potrebbero essere dirottati verso gli altri Paesi europei. Solo se ci sarà una recessione molto pronunciata nel manifatturiero la Germania potrebbe rivedere la sua politica molto propensa al surplus commerciale».

Quali sono i riflessi del rallentamento tedesco per l’economia italiana?

«L’Italia è tra i principali fornitori della manifattura tedesca. L’economia del Nord-Est del Paese e tra tutte quella del Veneto sono estremamente integrate con l’andamento tedesco. Gli italiani, a causa del coronavirus, sono esposti su entrambi i fronti: abbiamo un fiorente export verso la Cina e un export comunque rilevante verso la Germania. I settori che potrebbero soffrire di più di un rallentamento dell’industria tedesca sono quelli della componentistica a elevato contenuto tecnologico. Il settore automobilistico tedesco e anche quello dell’hi-tech ricevono molte forniture dalle imprese italiane».

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