Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

I giornalisti hanno messo in scena lo sbarco dei migranti africani a Lesbo? No!

I giornalisti mettono in scena la disperazione dei migranti a Lesbo? Ecco cos’è successo

Il 29 febbraio 2020 il sito xenofobo Voxnews pubblica un articolo dal titolo «I giornalisti mettono in scena sbarco di africani: “Fuggono dalla guerra in Siria”» dove si vorrebbe smentire una foto circolata sui media riguardo lo sbarco avvenuto nell’isola di Lesbo, in Grecia.

L’obiettivo principale dell’articolo, a partire dal titolo, è far intendere che si tratti di una messinscena orchestrata dai giornalisti, una «fake news». Non solo perché l’autore dell’articolo punta il dito sui migranti accusati di voler farsi mantenere in Europa.

Il video diffuso sui social

Non è la prima volta che la presenza di giornalisti e telecamere venga letta come prova di una montatura. Era successo anche nel caso del ritrovamento di Josepha, la migrante tratta in salvo da Open Arms nel 2018, quando un gruppo di anonimi complottisti associò la presenza di giornalisti e fotografi a bordo di uno dei gommoni della Ong, così come degli scatti fotografici, come prova di una messinscena. Ecco il video diffuso sui social:

Il video, preso così singolarmente, non basta per raccontare l’accaduto tranne per coloro che vogliono vederci per forza una montatura, dallo sbarco alla scena della donna in lacrime. Nel caso di Lesbo, tra le altre cose, risulterebbe davvero curioso come tutti i colleghi presenti sul posto si sarebbero «dati una mano per smentirsi a vicenda» mostrando al mondo la presunta «sceneggiata». Infine, se da un lato il titolo di Voxnews fa intendere che si tratti di una messinscena ad opera dei giornalisti, il tweet che riporta nell’articolo fa intendere tutt’altro: «I giornalisti lasciano recitare e piangere i migranti e che poi vediamo sui media». La «colpa» dei giornalisti, secondo il tweet, è di «averli lasciati fare» e non di aver messo in scena lo sbarco.

Cos’è successo

Lo scatto contestato dagli utenti dove viene ripresa la donna che urla nel video.

Dalle descrizioni pubblicate su GettyImages le persone a bordo del gommone ripreso dai giornalisti, molto presenti nell’isola a seguito dei recenti avvenimenti di cronaca, provenivano da Gambia e dalla Repubblica del Congo. Risulta, infine, che sono stati salvati da una nave da guerra durante la loro attraversata dalla Turchia in Grecia.

Uno degli scatti del gommone che aveva appena toccato terra.

Sul canale Youtube del The Guardian possiamo vedere un video più completo su quanto accaduto quel giorno a Lesbo:

In questo servizio di TRT World su Youtube è possibile osservare il tragitto del gommone e ascoltare alcune dichiarazioni della donna ritratta delle foto.

Nel servizio di AFP troviamo un’altro gommone, con a bordo altri migranti con i loro bambini in lacrime, che non sono con evidenza quelli provenienti dal Gambia o dal Congo.

Nel video del The Guardian, intorno al minuto 0:21 notiamo un fotografo mentre immortala degli scatti dove uno dei migranti si trova in ginocchio a terra mentre sta pregando. Foto simili le troviamo sempre su GettyImages.

In realtà non c’è nulla di strano, i giornalisti erano presenti a Lesbo tanto che alcuni di loro sono stati presi di mira da alcuni residenti in maniera violenta. Come in altri casi, stavano facendo il loro lavoro mentre ad occuparsi dei migranti erano altre persone (nel video notate una di queste che viene travolta dal gommone). Le persone a bordo, inizialmente tratte in salvo dai militari e poi giunti sulla terra ferma, non hanno fatto altro che esprimere le loro emozioni che sono state immortalate dai fotografi e operatori video.

Scappati dalla Siria?

Come è stata usata la foto della donna africana appena scesa dal gommone? Repubblica ne fa la copertina dell’articolo «I dannati di Lesbo» che parla della situazione di tutti i migranti coinvolti nel caso dell’isola greca.

La foto, al momento, non risulta utilizzata per parlare esclusivamente dei profughi siriani.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: