Si può usare la violenza contro migranti al confine? Per l’Ue «dipende dalle circostanze»

Secondo il portavoce della Commissione, non esiste una risposta netta. Stando alle ultime stime fornite da Ankara, i migranti che hanno attraversato il confine europeo sono già oltre 142mila

È tollerabile per le istituzioni dell’Ue che uno Stato membro usi la violenza contro i profughi e i rifugiati (come proiettili di gomma, gas lacrimogeni e idranti) contro i migranti che tentano di attraversare i confini? Secondo il portavoce della Commissione Europea Eric Mamer «dipende».


Durante una conferenza stampa a Bruxelles per fare chiarezza attorno alla crisi umanitaria in atto lungo la frontiera tra Turchia e Grecia, una giornalista ha chiesto a Mamer una risposta netta tra il «sì» e il «no». Secondo il portavoce, però, fornire una risposta certa e netta non è possibile: «Dipende tutto dalle circostanze».

«È possibile gestire la situazione agendo sia per proteggere i confini, sia rispettando la legge», ha aggiunto il portavoce. «Questo è un compito che spetta alle autorità greche, ed è quello che ci aspettiamo». In merito alle scelte del governo greco, il 2 marzo è stata approvata la sospensione straordinaria delle domande di asilo, mettendo in pausa, di fatto, il diritto di chi fugge da un conflitto di trovare protezione in un altro Stato.

La situazione al confine

Secondo le ultime stime fornite da Ankara, i migranti che hanno attraversato il confine europeo sono già oltre 142mila. Nelle ultime ore, a Kastanies, sia la polizia greca e che la polizia turca hanno ricominciato a lanciare lacrimogeni: i primi per evitare che le persone attraversassero il confine, i secondi per liberare il passaggio ed «evitare i respingimenti».

Ansa, Dimitris Tosidis | La polizia greca tenta di respingere i migranti al confine, Kastanies, Grecia, 04 marzo 2020

Durante i giorni dell’escalation, il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha accusato la Grecia di «calpestare i diritti umani» al confine. Dopo aver firmato una tregua con Vladimir Putin per il cessate il fuoco a Idlib (cuore dell’emergenza umanitaria), ha dichiarato di «non avere tempo per discutere con i greci ora».

Numerose segnalazioni hanno riportato che, dopo aver usato pistole a gomma nei giorni scorsi, gli agenti greci – mandati al confine dal premier Kyriakos Mitsotakis – hanno cominciato a usare i cannoni d’acqua per i respingimenti.

Stando alle informazioni trapelate dai media sul posto, gli attacchi hanno provocato decine di feriti e diverse vittime. Nella giornata di ieri, 5 marzo, migliaia di persone si sono radunate di fronte all’Unversità di Atene per criticare le politiche del governo contro i rifugiati.

Leggi anche: