L’esodo dei rifugiati e la repressione della polizia: cosa sta succedendo al confine tra Grecia e Turchia

Da quando il presidente turco ha aperto il passaggio per l’Europa, migliaia di rifugiati si sono precipitati al confine per raggiungere la Grecia, sia via terra che via mare

Un bambino che muore in un naufragio nelle acque di Lesbo tentando di raggiungere la terraferma. Le proteste degli abitanti dell’isola contro gli sbarchi (5 barche arrivate a Lesbo nella notte, 2 a Chios e 2 a Samos), gli insulti e le aggressioni contro giornalisti e fotoreporter. La polizia greca, mandata al confine dal premer Kyriakos Mitsotakis, che carica migranti e rifugiati a Kastanies e lungo il fiume Evros, alla frontiera con la Turchia, sparando lacrimogeni.


Da quando il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha aperto il passaggio per l’Europa, migliaia di rifugiati – forse decine di migliaia – si sono precipitati al confine turco per raggiungere la Grecia, provocando le reazioni immediate e violente dei greci e delle istituzioni. «Da quando abbiamo aperto i nostri confini, il numero di migranti diretti in Europa è di centinaia di migliaia. Presto sarà nell’ordine di milioni», ha detto Erdogan in un discorso ai membri del suo partito, l’Akp.

Ansa, Sakis Mitrolidis | Rifugiati al confine greco-turco

I ministri degli Esteri dell’Unione Europea, sollecitati dal governo greco e da quello bulgaro, terranno una riunione di emergenza in settimana per discutere l’escalation del conflitto e la conseguente crisi dei profughi. E intanto il ricatto della Turchia procede di pari passo all’aumento delle tensioni tra Ankara e il regime di Assad nella provincia di Idlib, nel nordovest siriano. Erdogan, che ieri ha abbattuto due caccia siriani, ha annunciato l’avvio di una nuova offensiva contro Damasco.

L’Ue tenta le prime, timide, mosse diplomatiche. «Riconosciamo che la Turchia si trova in una situazione difficile riguardo ai profughi, ma quanto vediamo non può essere una soluzione», ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Stabiliremo una discussione più intensa con Ankara, per capire dove occorre maggiore sostegno, ricordando che abbiamo un accordo in corso, che riteniamo sia la giusta base per iniziare il dialogo». Il commissario per la gestione delle crisi Janez Lenarcic sarà inviato a Gaziantep, alla frontiera turca con la Siria, per valutare la situazione.

Le cifre

«Ciò che è accaduto nel 2015 si ripete, migliaia (di migranti) sono ai nostri confini, Dio ci aiuti», ha implorato Panayiota, uno degli abitanti di Kastanies, ai giornalisti. Da sabato 29 febbraio, il ministero dell’Interno turco continua a fornire cifre in continuo aumento sul numero di rifugiati che avrebbero lasciato la Turchia per la Grecia: si è parlato prima 36mila persone, poi 76 mila, e infine oltre 100 mila. ​Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, oltre 13 mila rifugiati si sono già radunati lungo i 212 chilometri del confine terrestre greco-turco, che corre lungo il fiume Evros nella Grecia nord-orientale.​

Ansa, Sedat Suna | Migranti a Edirne, vicino al confine con la Grecia. Turchia, 02 marzo 2020

La repressione greca

Di fronte al rischio di una nuova crisi migratoria, le autorità greche hanno rafforzato le loro pattuglie in mare e alle frontiere terrestri con la Turchia. In 24 ore, hanno bloccato l’ingresso (da loro definito «illegale») di 15.500 immigrati lungo il fiume Evros. La sera dell’1 marzo, il primo ministro greco Mitsotakis ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio Affari esteri e Consiglio di difesa del governo.

Secondo il ministro della Difesa Nikos Panagiotopoulos, i confini sono «sorvegliati e protetti in modo eccellente». Mitsotakis ha anche voluto che venisse avviato un sistema automatico di messaggi per i cellulari stranieri che si avvicinano al confine. Il messaggio recita così: «Nessuno può attraversare i confini greci. Coloro che tentano di entrare illegalmente saranno bloccati».

Ma bloccare i flussi via mare è molto più difficile: i profughi tentano di raggiungere la Grecia, puntando alle isole egee a bordo di barchini malconci. Quando riescono ad arrivare, gruppi di abitanti locali li “accolgono” con cori come: «Tornatevene in Turchia». Alcuni residenti hanno dato fuoco a un centro di accoglienza delle Nazioni Unite, fortunatamente vuoto. Nel porto di Thermi, alcuni hanno gridato insulti al rappresentante locale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e altri hanno attaccato giornalisti e fotografi, picchiandoli e lanciando le loro macchine fotografiche in mare.

Ansa, Orestis Panagiotou | Una rifugiata a Lesbo, appena arrivata dalla Turchia su un barchino Grecia, 01 Marzo 2020

Le testimonianze sui social

Nonostante la difficoltà comunicativa di questi ultimi tre giorni, sui social network si sono diffusi diversi video e foto dei reporter e dei presenti alla frontiera. La mattina del 2 marzo è arrivata la notizia di un uomo siriano ucciso a Evros da un agente della polizia greca. L’omicidio è stato smentito dal portavoce della polizia, gettando ancora più nel caos la situazione al confine.

Profilo Twitter di Giorgos Christides, giornalista di Der Spiegel

Altre immagini si possono trovare facilmente digitando gli hashtag #Kastanies o #Evros su Twitter.

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