Coronavirus, i numeri in chiaro. Il prof. Clementi: «Trend preoccupante a Brescia, Bergamo e Milano» – La videointervista

Il direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano ha analizzato per Open gli ultimi numeri dell’epidemia. Se ieri si erano registrati 977 nuovi contagi, oggi il numero è salito a 2.013

I dati pubblicati dalla Protezione civile l’11 marzo dicono che in Italia, attualmente, ci sono stati 12.462 casi di positività al Coronavirus: 1.045 guariti, 10.590 ancora infetti e 827 morti. Se nella giornata di ieri si erano registrati oltre 977 nuovi contagi, oggi il numero è schizzato a 2.013. «Anche se tutti sottolineano che non si deve fare troppo affidamento sui dati giornalieri, devo constatare che il trend di aumento dei contagi è preoccupante».

«Va considerato che quelle rilevate oggi sono infezioni dei giorni precedenti all’inasprimento delle misure dell’ultimo decreto – chiarisce il professor Massimo Clementi -. Tuttavia il trend è particolarmente pesante nelle province di Brescia, Bergamo e Milano». Il direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano evidenzia come «le aree che sono state oggetto delle prime restrizioni da “zona rossa”, come la provincia di Lodi, abbiano reagito bene al contenimento del contagio».

«La situazione resta a macchia di leopardo. La Lombardia si conferma come Regione più impegnata nell’emergenza». Secondo l’esperto dell’ospedale milanese, il sistema sanitario lombardo sta arrivando alla saturazione. «Ma voglio smentire qualche dichiarazione fatta in giro: non siamo ancora arrivati al punto in cui ci sono dei pazienti che non vengono più curati per assenza di posti e attrezzature. Siamo ai livelli di guardia».

«Oggi – 11 marzo – l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lo stato di pandemia. È una dichiarazione abbastanza importante che mette in allarme tutto il mondo: c’è un virus nuovo, che nessuno conosceva e che sta infettando tutte le Nazioni». Poi Clementi conclude: «L’attenzione deve essere massima. I fatti ci dicono che in questo momento l’epidemia, soprattutto in alcune zone d’Italia, è ancora in forte incremento».

Il parere degli esperti

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