Coronavirus, il virologo Rezza (Iss): «Gli altri Paesi non capiscono cosa li aspetta»

I casi di contagio sono aumentati molto rapidamente in altri paesi europei, soprattutto in Spagna e in Francia. Ma nessun paese Ue, oltre all’Italia, è in quarantena

È un’amara constatazione quella di Gianni Rezza, capo dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità in Italia. Secondo Rezza, intervistato dal Corriere della Sera, gli altri paesi europei – vengono citati Francia e Germania – non stanno facendo abbastanza per contenere l’epidemia di Coronavirus

A suo dire, la decisione da parte dell’Oms di ribattezzare l’epidemia una pandemia nascerebbe proprio dalla preoccupazione per l’atteggiamento eccessivamente lasso da parte di alcuni paesi che, come ammonisce Rezza «non hanno compreso che cosa li aspetta». «Mi sarei aspettato una risposta più decisa […] – dichiara.-  La Cina ha fatto molto, Corea e Giappone anche, altrove la situazione è sfuggita di mano. I tedeschi sostengono che ci siamo mossi tardi? Fossi in loro aspetterei prima di giudicare». 

Francia e Spagna i paesi più colpiti dopo l’Italia. Ma le misure sono meno drastiche 

Effettivamente negli altri Paesi europei il numero di casi continua ad aumentare. Nel Regno Unito i casi confermati sono più di 10.000, i Francia sono almeno 2.281 (le morti, 48 in totale, sono quasi raddoppiate), in Germania 1.567, secondo le stime dell’Istituto Koch, e tre i morti. La Spagna è il paese europeo che, dopo l’Italia, ha visto crescere maggiormente i casi: gli ultimi dati parlano di 2.100 contagi confermati e 47 persone decedute. 

Per il momento però, tutti e quattro i Paesi hanno introdotto misure meno restrittive rispetto all’Italia, dove l’intera penisola è ormai una “zona rossa”. Dopo il divieto che bandisce assembramenti di più di mille persone, introdotto la scorsa domenica in Francia, mercoledì 11 marzo il ministro della sanità Olivier Véran ha anche bandito tutte le visite a persone anziane nelle case di riposo. Le scuole e gli asili nido sono stati chiusi per 15 giorni in alcune aree, da Montpellier alla Corsica, passando per le zone a nord di Parigi.

Anche in Spagna i divieti e le misure restrittive sono limitate ai principali focolai. A Madrid – dove i casi di contagio hanno superato quota mille – i musei principali, tra cui il Prado e la Reina Sofia, sono stati chiusi al pubblico. Le scuole sono state chiuse per 15 giorni e sono vietati i grandi assembramenti di persone.  

In Germania la Cancelliera Angela Merkel ha lanciato l’allarme, dichiarando che il coronavirus potrebbe arrivare a contagiare fino a 70% della popolazione. Un allarme rivolto soprattutto alle autorità regionali a cui spetta, secondo il sistema federale tedesco, decidere se per esempio vietare i raduni di mille persone o più, come fatto in Spagna. Per il momento hanno preferito non farlo.

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