Coronavirus, rissa sullo stop delle fabbriche. Poche per Landini, troppe per Confindustria: «Chiuderà il 70% delle imprese perderemo 100 miliardi al mese»

Il leader della Cgil minaccia lo sciopero generale se non ci sarà una modifica più restrittiva al dpcm sulla chiusura delle fabbriche non essenziali

Troppe le attività che potranno restare aperte dopo l’ultimo Dpcm sull’emergenza Coronavirus secondo i sindacati, Cgil in testa. Troppe quelle che devono restare ferme secondo gli industriali, con il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che lancia l’allarme sullo scenario contro il quale rischia di andarsi a schiantare l’economia italiana: «Con questo decreto dall’emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra», ha detto a radio Capital.


Scontenta tutti il provvedimento del governo, riportando a livello durissimo lo scontro tra sindacati e industriali, con Maurizio Landini che minaccia lo sciopero generale, se palazzo Chigi non rimettesse mano al decreto per renderlo più restrittivo. Minaccia che Boccia considera incomprensibile, ribadendo che quel decreto prevede misure già più rigide rispetto a quanto anticipato lo scorso sabato agli stessi sindacati. E agita numeri spaventosi: «Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà – ha aggiunto – Se il Pil è di 1800 miliardi all’anno, vuol dire che produciamo 150 miliardi al mese, se chiudiamo il 70% delle attività, vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni».

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