Scatta lo sciopero dei braccianti, il sindacalista Soumahoro: «Nelle campagne si affronta il Coronavirus senza acqua corrente»

Da chi lavora nei campi a chi è impiegato nei supermercati: l’appello di Aboubakar Soumahoro per tutelare chi lavora nel settore essenziale per eccellenza

«Con l’esplodere della pandemia da Coronavirus ci siamo ritrovati tutti confinati. Qualcuno però è confinato nelle aree rurali senza acqua corrente o potabile». Aboubakar Soumahoro, sindacalista dell’Usb ed ex bracciante, da anni si batte affinché le istituzioni intervengano per frenare la miseria e lo sfruttamento nei campi. Oggi, nei giorni degli assalti ai supermercati, e nei giorni in cui la produzione del cibo e la sua distribuzione diventano più «essenziali» che mai per la tenuta di un intero Paese, Soumahoro chiede che la voce dei lavoratori della terra venga ascoltata.

Domani, 25 marzo, l’Unione sindacale di Base ha indetto uno sciopero generale per protestare contro le scelte fatte dal governo nell’ultimo Dpcm. «Giustamente il settore dell’alimentare viene inserito nell’elenco delle attività che non si fermano», racconta. «Ma qui, tra le baraccopoli e i campi di lavoro, il dramma della pandemia si aggiunge a una situazione fatta di miseria e di sfruttamento».

In un Paese travolto dalla pandemia, il made in Italy agroalimentare svela ancora una volta le sue radici vulnerabili e irregolari. Da nord a sud, stranieri o italiani, la filiera lunga non guarda in faccia nessuno. Il 19 marzo, nel nono giorno di quarantena totale, durante i controlli contro la diffusione del Covid-19 il commissario di Terracina ha fermato tre furgoni con 25 braccianti bengalesi e italiani. Viaggiavano senza guanti e mascherine, ammassati l’uno vicino all’altro per raggiungere i campi dell’Agro Pontino.

Dai braccianti ai cassieri: «Protezione per i lavoratori della grande distribuzione»

«Si pensa a tutelare i grandi distributori, garantendo il funzionamento di tutto il sistema, ma ci si dimentica di chi ne garantisce la tenuta», dice. Si dimenticano i lavoratori della filiera, braccianti abbandonati nelle baraccopoli «fatte di lamiere», senza acqua, senza mascherine e senza guanti. Ci si dimentica di chi è impiegato nella logistica, che ogni giorno è a lavoro per rifornire i punti vendita. Ci si dimentica dei rider. E si ci si dimentica di chi lavora nei supermercati, «cassiere e cassieri sprovvisti di dispositivi adeguati per affrontare i loro turni di lavoro».

La questione è generale. Lo sciopero servirà anche a chiedere al governo di mandare immediatamente le mascherine nelle zone rurali, diritto di ogni lavoratore in virtù del protocollo condiviso del 14 marzo, firmato da Conte, dai sindacati e dai datori di lavoro per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Si chiede di mandare acqua potabile per bere e acqua corrente per lavarsi, tanto le mani quanto tutto il corpo dopo una giornata di lavoro nei campi. «Nonostante l’arrivo di questo nuovo nemico, nulla è cambiato sotto al cielo», racconta Soumahoro. «Chi vive ai margini della società è abbandonato oggi come ieri. Ma chi era fragile prima, oggi lo è ancora di più».

In copertina Twitter | Aboubakar Soumahoro, sindacalista dell’Usb

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