Coronavirus, il rebus dei tamponi multipli

In almeno una parte delle regioni il dato sui tamponi effettuati per Coronavirus conteggia più volte le stesse persone

Da quando è esplosa l’epidemia di Coronavirus in Italia, ogni sera alle 18:00, la Protezione Civile diffonde in conferenza stampa delle tabelle riassuntive che dovrebbero mostrare il livello del contagio, la quantità di persone in terapia intensiva e l’aumentare di decessi e guarigioni. Negli ultimi giorni, complici anche varie dichiarazioni dello stesso commissario della Protezione Civile, Angelo Borrelli, si è discusso molto sul grado di affidabilità di questi dati, in particolare riguardo al numero di casi e di tamponi effettuati.


Il rapporto fra casi e tamponi

Secondo Borrelli, infatti, il rapporto di “un malato certificato ogni dieci non censiti non è credibile”. Questo lascia intendere che, se i tamponi coprissero una fetta più larga di popolazione, il rapporto fra casi e tamponi diminuirebbe drasticamente. Questo rapporto, peraltro, soffre di una quantità di tamponi assai ridotta (soprattutto in alcune regioni come Piemonte o Lombardia) e quasi sempre fatti a soggetti “sintomatici” (cioè coloro che mostrano sintomi da infezione Covid-19). Per questi motivi, si può ritenere che lo stesso numero di tamponi effettuati non mostri la reale popolazione testata.

Nelle ultime ore Umberto Rosini, Technical Project Manager del Dipartimento della Protezione Civile, ha riconosciuto che anche il dato dei tamponi eseguiti finora in realtà potrebbe trarre in inganno. Si tratta infatti del totale dei tamponi eseguiti e non del totale delle persone testate.

Il numero di persone testate potrebbe quindi, nel complesso, essere molto inferiore rispetto a quanto finora pensato, indicando ancora una volta che sono sottoposte al test solo le persone con chiari e gravi sintomi.

I tamponi multipli

Una categoria di soggetti che subiscono (almeno) un doppio tampone sono sicuramente coloro che possono essere definiti “guariti da Covid-19”. Secondo il documento del 28 febbraio 2020, pubblicato dal Consiglio Superiore della Sanità, nell’ambito dei Quesiti scientifici relativi all’infezione di Coronavirus SARS-CoV-2,

Il paziente guarito è colui il quale risolve i sintomi da infezione da Covid-19 e che risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro, per la ricerca di SARS-CoV-2

Coronavirus e tamponi – Il bollettino della Protezione Civile

Il numero di tamponi comunicato, a quanto risulta in più regioni (non siamo in grado di dire se in tutte), non indica il numero di persone testate, ma il numero complessivo di test effettuati. Insomma, se un paziente è sottoposto a un primo tampone e risulta positivo, in seguito può essere testato almeno altre 2 volte per verificare che sia negativo. Per un singolo paziente guarito, quindi, saranno conteggiati tre tamponi effettuati e non uno solo.

È impossibile dedurre dal bollettino il numero delle persone testate, perché non tutte le regioni forniscono un dato di soggetti guariti seguendo la definizione ufficiale. Fonti dell’unità di crisi della Regione Piemonte a conoscenza della materia confermano che il totale riportato giornalmente riguarda il numero di tamponi effettuati e non la quantità di soggetti sottoposti a tampone. 

Anche la Lombardia, per affermazione dello stesso assessore regionale Giulio Gallera (per esempio nel bollettino del 21 marzo, minuto 17:21), ha evidenziato più volte di aver fornito questo numero sommato con quello dei “clinicamente guariti“, cioè i pazienti divenuti asintomatici per risoluzione della sintomatologia clinica presentata. 

Un altro esempio. Nel bollettino del 24 marzo, l’Emilia Romagna scrive:

Al tempo stesso, continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 558 (135 in più rispetto a ieri), 125 delle quali riguardano persone ‘clinicamente guarite’, divenute cioè asintomatiche dopo avere presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione; 10 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi

Situazione diversa per le Marche, dove invece la regione ha chiaramente spiegato di seguire le indicazioni del Ministero della Salute e del Consiglio Superiore di Sanità.  La regione Abruzzo invece nel suo ultimo bollettino ha specificato che:

La differenza tra il numero dei test eseguiti e gli esiti, è legato al fatto che più test vengono effettuati sullo stesso paziente. […] Nel totale viene considerato anche il numero degli esami presi in carico e tuttora in corso

Si può stimare il numero di persone testate?

Nonostante non esistano dati nazionali su quante siano le persone testate a fronte dei tamponi eseguiti, disponiamo dei dati della Regione Toscana in merito. Nel bollettino di ieri spiegava che sono stati eseguiti 15.701 tamponi su 14.149 casi. C’è quindi una differenza di 1552 tamponi, presumibilmente eseguiti su persone già testate in passato. È pari al 9,88% del totale. La Toscana ieri riportava però solo 51 guariti. Anche escludendo dal computo il doppio tampone per i guariti (per un totale di 102 test) si hanno 1.450 tamponi in eccesso, segno che in alcuni casi anche i positivi sono sottoposti a più tamponi. Una delle spiegazione è il fatto che mentre si ricerca la negatività a seguito della guarigione clinica si scopre che in realtà il paziente è ancora infetto. Ad esempio, è ciò che è accaduto a Torino con il cosiddetto “Paziente 1”. 

Nel complesso, appare quindi impossibile sapere quante persone in Italia siano state sottoposte al test e svolgere una qualsiasi analisi. Se prendiamo l’esempio toscano con 2699 casi fino al 24 marzo, dividendo per il numero di tamponi dato dalla Protezione Civile otteniamo un tasso di positività del 17,19%. Se usiamo invece il numero di casi a cui si riferiscono quei tamponi otteniamo un tasso di positività del 19,08%. Le regioni e la Protezione Civile dovrebbero valutare la possibilità di fornire più chiaramente il numero di persone testate, per garantire una maggiore trasparenza con l’opinione pubblica.

Il parere degli esperti:

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