Socialista ma non “Corbynista”. Chi è Sir Keir Starmer, nuovo leader dei laburisti

Ex avvocato, 57 anni, è stato il ministro ombra per la Brexit per quasi quattro anni. Adesso dice di voler portare il partito «in una nuova era» che dovrà essere non soltanto quella del coronavirus, ma anche della speranza, lasciando alle spalle i rancori e le divisioni del passato

Alla fine Jeremy Corbyn non ha visto eleggere neppure la sua candidata prediletta alla sua successione, Rebecca Long-Bailey. A vincere le primarie del partito laburista è stato un altro membro del suo ormai ex gabinetto, Sir Keir Starmer, con il 56,2% delle preferenze, più del doppio della sua sfidante. D’ora in avanti sarà lui a guidare il principale partito di opposizione del Regno Unito in una fase politica che probabilmente sarà dominata non tanto dalla Brexit, come invece è stato per Corbyn, ma dall’emergenza Coronavirus.


Finisce l’era Corbyn, tra grandi entusiasmi e opportunità mancate

Si chiude così una stagione durata quasi cinque anni e segnata da grandi entusiasmi ma da altrettanti fallimenti per il partito laburista. In primis, le due elezioni perse, prima contro Theresa May, che aveva chiesto elezioni lampo per rafforzare la sua maggioranza in Parlamento in modo da avere un mandato più forte per negoziare con l’Unione europea (senza riuscirci) e poi, a fine 2019, contro Boris Johnson. Una sconfitta resa ancora più dura dal calo nei consensi del partito laburista rispetto a quattro anni prima, sigillando definitivamente la fine dell’era Corbyn.

Sono ormai lontani i sogni di una rinascita corbynista fomentati dagli attivisti di Momentum, vicinissimi a Corbyn, accusati in passato di aver adottato tattiche intimidatorie nei confronti dei suoi rivali laburisti. Il leader laburista che si è sempre mostrato ambivalente rispetto alla Brexit (mai a favore ma neppure mai veramente contro) aveva concentrato le sue energie e le sue ambizioni su una transizione socialista del Paese tramite il rafforzamento del welfare state, l’aumento della spesa pubblica, la ri-nazionalizzazione di alcuni servizi di base, come il trasporto pubblico, la costruzione di case per far scoppiare la bolla della speculazione edilizia e l’introduzione di nuove tutele per i lavoratori. Tutte proposte che avevano entusiasmato una fetta dell’elettorato Labour, tra cui molti giovani, che però gli rimproveravano di non essersi battuto abbastanza per la Brexit.

Le ambizioni del ministro ombra per la Brexit

Alla fine la Brexit probabilmente peserà molto su come verrà ricordato Corbyn. Ed è significativo che a sostituirlo sia proprio il suo ministro ombra per la Brexit, colui che più di tutti all’interno del suo gabinetto aveva spinto per far sì che anche il partito laburista – come i liberal-democratici – si schierassero a favore di un secondo referendum. Una posizione adottata con poca convinzione e con troppo ritardo da Corbyn prima delle elezioni vinte da Johnson, quando ormai il leader dei conservatori aveva ampiamente raccontato al Paese il suo piano per portarli fuori dall’incubo iniziato con il referendum del 2016 e più volte posticipato.

Nel suo primo discorso dopo la vittoria delle primarie Starmer – nominato “Sir” per meriti legati alla sua precedente professione di barrister – ha detto di voler collaborare in modo costruttivo con i conservatori al governo in modo tale da poter affrontare al meglio l’emergenza coronavirus. Non che Corbyn non avesse detto altrettanto, ma pronunciate da Starmer le stesse parole hanno un altro effetto vista l’antipatia ideologica dei conservatori, come anche di una consistente fetta del Paese, nei confronti del “rosso” Corbyn (a questo proposito, ieri, dopo il suo discorso di addio la moglie di Corbyn si è lamentata degli attacchi subiti da suo marito negli ultimi anni).

Starmer ha anche aggiunto di voler «portare il partito laburista in una nuova era, con ottimismo e consapevolezza», aggiungendo di lì a poco le sue scuse alla comunità ebraica per gli atteggiamenti anti-semiti di cui si è macchiata in passato una minoranza del partito laburista e per i quali, così argomentano i critici di Corbyn, l’ex leader laburista non si è mai davvero scusato. Sarà forse questa la linea che intende seguire Starmer, che si definisce socialista e ha dichiarato di voler mantenere molte delle proposte economiche di Corbyn, come la nazionalizzazione del trasporto ferroviario. Senza però comportarsi da “Corbynista”, a quanto pare.

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