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Il pop che fa viaggiare durante il Coronavirus. In anteprima per Open il video di «Every Sunshine»

Il testo, solare e positivo, unito alle immagini sature di colore girate a Bali, induce nell’ascoltatore un’irrefrenabile voglia di viaggiare

È un tributo alla speranza l’ultimo singolo dei The Spell of Ducks, giovanissima band nata a Torino nel 2015. La voce graffiata che contrasta con i suoni puliti, definiti e le atmosfere country di Every Sunshine si legano alle riprese di vita quotidiana che arrivano da un Paese lontano. Il video del brano, pubblicato in anteprima da Open, è una celebrazione del viaggio, vissuto come condizione permanente anche durante il lockdown. Anzi, il richiamo della valigia da riempire e del biglietto aereo da comprare è ancora più forte da quando il Coronavirus ha compromesso l’idea dell’estate.


«Every Sunshine è nata per caso, dall’unione di un motivetto fischiettato a lungo durante un viaggio nel Nord della Spagna e un’improvvisa riflessione: a quante persone, luoghi, ricordi voglio bene?». Così il gruppo racconta la genesi del pezzo, inciso nel loro primo album in lingua italiana, Ci vediamo a casa, pubblicato il 23 aprile. «Abbiamo disegnato idealmente baci, paure, abbracci e sfortune e li abbiamo collocati in un ambiente musicale diretto, melodico e con un arrangiamento elegante».


I The Spell of Ducks sono riusciti a tradurre musicalmente una successione di istantanee che definiscono un luogo ideale per i viaggiatori, ma senza dettarne le coordinate. Diventa naturale, ascoltando il brano, immaginarsi lontano, nel posto dei sogni, per conoscere panorami mai visti prima e incrociare nuove persone, oggetti, sensazioni.

La copertina di Ci vediamo a casa, l’ultimo album della band torinese The Spell of Ducks

«Every Sunshine – spiega il regista del video Roberto Natali – per me è un canto alla generosità, a dare senza chiedere indietro, a donare solo per il puro piacere di far felice qualcun altro. In questo racconto di tre minuti non ci sono solo persone, ma montagne, tramonti e “quel cane adottato per un pò”; perché se si parla di voler bene, non si può restringere il campo ai soli esseri umani».

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