Caso Gregoretti, Salvini scrive a Mattarella: «Il Quirinale mi garantisca un giusto processo»

Una vicenda che nella missiva e nella denuncia del leader del Carroccio si intreccia con lo scandalo Csm e l’inchiesta su Luca Palamara

Il leader della Lega Matteo Salvini prende carta e penna per chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di «garantirgli un processo giusto» per il caso Gregoretti. Una vicenda che nella missiva e nella denuncia del leader del Carroccio si intreccia con lo scandalo Csm, bufera partita da un’inchiesta per corruzione su Luca Palamara, potentissimo ex presidente dall’Anm ed ex componente dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura.

La lettera viene anticipata in serata da una telefonata definita «cordiale» dai canali di comunicazione di Salvini, che diffondono la notizia. Il leader della Lega ha chiamato Mattarella per esprimere il proprio «stupore» per quanto riportato dal quotidiano La Verità, ma anche «la preoccupazione per la situazione economica e l’amarezza per i pesanti attacchi di alcuni parlamentari della maggioranza di governo nei confronti della Lombardia duramente colpita dalla tragedia del Coronavirus».

La «chat delle toghe»

A scatenare le azioni del leader del Carroccio – fin da stamane – è un articolo pubblicato sul quotidiano fondato da Maurizio Belpietro, La Verità, dal titolo “La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo”.

Per Salvini viene descritto «uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell’ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull’immigrazione che all’epoca, quale ministro dell’Interno, stavo portando avanti». Lo stesso Palamara, scrive Salvini a Mattarella, «secondo quanto risulta dalle intercettazioni riportate sul quotidiano, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati».

«È innegabile che la fiducia nei confronti della magistratura adesso vacilla al cospetto delle notizie sugli intendimenti di alcuni importati magistrati italiani», attacca Salvini nella lettera. In vista, dice, dell’inizio del processo che a ottobre inizierà al Tribunale di Catania «ove sono chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell’esercizio delle mie funzioni di ministro dell’Interno».

Il caso Gregoretti

Era il 12 febbraio quando sulla vicenda della nave Gregoretti l’aula del Senato ha detto sì all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. La Lega non ha partecipato al voto. La vicenda è molto simile a quella della nave Diciotti, per cui invece palazzo Madama aveva negato l’autorizzazione a procedere. In entrambi i casi, al centro del contendere ci sono le decisioni di Salvini all’epoca titolare del Viminale di bloccare delle navi, della Guardia Costiera, con a bordo immigrati salvati nel Mediterraneo Centrale.

Nel caso della nave Gregoretti però l’autorizzazione a procedere viene data quando la maggioranza è ormai cambiata, Giuseppe Conte è succeduto a se stesso dal Conte I al Conte II, e Matteo Salvini non è più ministro dell’Interno. L’inizio del processo a Catania, davanti al giudice per l’udienza preliminare, è previsto per ottobre.

Il giusto processo

«Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della Magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno», prosegue il leader della Lega nella lettera a Mattarella. Ma «quelle frasi captate nell’ambito del procedimento a carico di Palamara palesano, invero, una strategia diffusa e largamente condivisa di un’offensiva nei miei riguardi da parte della Magistratura».

Ecco perché, è il ragionamento, Salvini ora scrive all’inquilino del Quirinale per appellarsi «al Suo ruolo istituzionale, quale presidente della Repubblica e dunque presidente del Csm, affinché mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’art. 111 della Costituzione».

«C’è un’indagine che ha portato alla luce delle intercettazioni, che sono state inviate anche al ministero della Giustizia anche per valutare l’azione disciplinare nei confronti delle persone coinvolte», dice in serata il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «All’esito delle valutazioni dell’ispettorato verrà presa una decisione dal ministero».

In copertina ANSA / Fabio Frustaci | Matteo Salvini arriva al Senato, Roma, 21 maggio 2020.

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