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Coronavirus, De Luca ha fatto scuola: da Sala a Raggi, i sindaci diventano sceriffi

26 Maggio 2020 - 06:44 Chiara Piselli
The Milanese nightlife along the Navigli and the Darsena during phase 2 of the Coronavirus emergency, in Milan, northern Italy, 22 May 2020. It is not time for youth street parties known as 'movida' or else the coronavirus infection curve may start heading back up again, Italian Premier Giuseppe Conte said Wednesday. Italy is gradually easing lockdown measures implemented to stem the spread of the SARS-CoV-2 coronavirus that causes the COVID-19 disease. 
ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI
Il sindaco di Milano ha deciso di vietare la vendita delle bevande da asporto dopo le 19. Multe salate a Roma per chi getta mascherine e guanti a terra. I primi cittadini nella confusione scelgono il pugno di ferro
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Stare col fucile puntato per continuare a esercitare un controllo costante su quello che accade nei Comuni alle prese con le riaperture della fase 2 non deve essere il massimo per i sindaci che si definiscono «stremati», per bocca del presidente dell’Anci Decaro. Eppure non sembra esserci altro modo che quello di combattere le ore calde della movida e degli assembramenti a suon di multe, ordinanze, e minacce di chiudere tutto di nuovo se viene meno il rispetto delle misure per il contenimento dell’infezione da Coronavirus.

Con l’estate che incalza e che chiama alla socialità, per combattere gli assembramenti e colpire chi non indossa la mascherina sembrano non esserci altri mezzi. I sindaci dei Comuni da Nord a Sud si scuriscono in volto, vestono i panni dello sceriffo di turno e, accigliati tanto quanto la gravità delle circostanze richiede, assumono un tono duro e intransigente: rispettate le regole o useremo le maniere forti. Il protagonismo di sempre passa dunque dagli imperativi netti rivolti ai cittadini.

Se nella fase 1 sono stati i governatori delle Regioni gli assoluti protagonisti, ora l’attenzione si sposta sotto i mille campanili italiani. Dai piccoli centri alle metropoli, il sentimento di chi amministra è sempre lo stesso: i cittadini devono rispettare le regole o saremo costretti intervenire in modo pesante.

Dietro l’angolo, lo spettro del Coronavirus che spinge gli amministratori locali a intraprendere le misure più severe. Si vedano le ultime ordinanze di Milano e Roma. Il meccanismo si ripete sempre uguale: le foto di denuncia che circolano sui social, le polemiche che si alzano in polveroni, le reazioni politiche che si rincorrono, e la stretta furiosa dei sindaci che si impone. Sembra che il modello De Luca – ‘o sceriffo per eccellenza – abbia fatto scuola.

E così Beppe Sala ha deciso di vietare a Milano la vendita delle bevande da asporto dopo le 19. Divieto che riguarda non solo i bar ma anche «i negozietti di prossimità, ma non i supermercati», ha detto il sindaco. «Di fatto quello che sanzioneremo sarà il consumo di alcolici in piedi se non sarà in un luogo dedicato, definito come spazio prospiciente al bar». L’ordinanza è pronta e la misura sarà in vigore da martedì sera. «La sanzione per chi non rispetterà le regole rimane quella attuale sul divieto di assembramento».

Più a Sud, la sindaca di Roma Virginia Raggi con la sua ultima ordinanza si è rivolta di nuovo «a chi non rispetta le regole» e sporca la città con l’abbandono dei dispositivi di protezione individuale usa e getta. La sanzione? Multe fino a 500 euro per chi abbandona guanti e mascherine usate per strada. «In questi mesi di emergenza sanitaria – ha detto Raggi – i nostri operatori ecologici hanno più volte segnalato di aver dovuto raccogliere guanti e mascherine usati, buttati per terra da persone incivili».

È che noi sindaci «non ce la facciamo più», si è sfogato il presidente dell’Anci. Siamo «in prima linea da tre mesi, ce la mettiamo tutta ma siamo soli, siamo stremati dalla gestione dell’emergenza e non vorremmo anche combattere le insidie della polemica politica», ha aggiunto Decaro riferendosi allo scontro sulle nuove figure di volontari su cui si è spaccata la maggioranza. Gli assistenti civici saranno dunque la soluzione? Fantascienza per Sala. «Non credo proprio che quei volontari a cui ha pensato il ministro per gli Affari regionali Boccia possano essere adatti per una realtà a rischio come quella della movida. Al massimo – ha concluso – possono aiutare nei parchi e nei mercati scoperti».

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