Gli studenti contro la Maturità ai tempi del Coronavirus: «Esame finto, siamo impreparati con 10 ore di lezione a settimana da casa»

Denunciano di non essere stati ascoltati, anzi di essere stati ignorati dalle istituzioni. Sono gli studenti che quest’anno dovranno affrontare una Maturità insolita, a causa del Covid-19. Sono i ragazzi che hanno paura del futuro, dell’università e soprattutto del mondo del lavoro

«Nessuno ci ha ascoltati, noi studenti siamo stati ignorati e nessuno si è preoccupato di cosa pensassimo. Ora ci ritroviamo con i due terzi dei programmi svolti, con la didattica a distanza (necessaria per sopperire alla chiusura improvvisa delle scuole a causa del Coronavirus, ndr) che ha causato lacune irreparabili, con un livello di preparazione scarso».

A parlare è Giovanni Garbo, 19 anni, che da fine marzo ha aperto la pagina Instagram “No Maturità 2k20” insieme a tre amici, Gianmarco, Marco e Giovanni, tutti della stessa età, tutti dello stesso liceo. Il Giovanni Cotta di Verona. «E, anziché preoccuparsi di quello che saremo noi domani, pensano invece all’esame di Maturità. Una formalità, tempo sprecato, un esame finto e inutile. Io mi preoccupo di più su quello che succederà a settembre, sul fatto che avremo difficoltà a entrare nel mondo dell’università, per non parlare del lavoro».

Perché dicono no alla Maturità

«Perché portar via del tempo al vero apprendimento parlando di Maturità? Sarebbe stato meglio prolungare la didattica a distanza fino al 30 giugno e annullare gli esami di Stato. Tanto a cosa servono? Pensate che ci sono ancora professori che stanno spiegando. Noi, quindi, come dovremmo fare a essere pronti per il 17 giugno? Non riusciremo a fare nemmeno un veloce ripasso con i professori, siamo sostanzialmente degli autodidatti» aggiunge.

La protesta

Garbo ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Ha messo in piedi una comunità di 48 mila studenti solo su Instagram, e ha organizzato la protesta per sabato 6 giugno. Una a Roma, davanti al Miur, l’altra a Milano in piazza Duomo: «Noi non siamo pronti ad affrontare questa Maturità. Io, ad esempio, su 30 ore settimanali, ne faccio appena 10 da casa, altri nemmeno queste. Non riusciremo mai a finire i programmi scolastici e questo avrà conseguenze sul nostro futuro. Io, ad esempio, che vorrei fare il medico sportivo, come posso pensare di superare il test in Medicina se ho svolto solo una parte del programma di matematica, fisica e scienze?».

Visualizza questo post su Instagram

🗣️Le abbiamo provate tutte. Non siamo ascoltati eppure risultiamo essere quasi in 50mila ed esiste una petizione da 57mila firme. Ci siamo fatti sentire in ogni modo: mandando mail, facendo telefonate, promuovendo uno sciopero online, ma tutto questo evidentemente non è bastato. Nessuno al ministero sembra degnarci della giusta attenzione. La nostra ultima possibilità è la manifestazione. Siamo arrivati alle orecchie della Ministra da diverse fonti, ma non ci ha nemmeno ascoltati. Vogliamo arrivarle sotto agli occhi prima di dire che abbiamo fatto veramente di tutto. Ci troviamo costretti a scendere in piazza nonostante la pandemia e i numerosi sforzi compiuti dalla fine di marzo ad oggi. Manifesteremo davanti al Miur e nelle zone circostanti sabato 6 giugno a partire dalle ore 16.00. Comunicheremo i dettagli nei prossimi giorni ma già da oggi ci sentiamo di dire che sarà in TOTALE SICUREZZA e nel RISPETTO DEL LUOGO. #lascuolasiamonoi #nomaturita2020 #stop #scuola

Un post condiviso da STUDENTI A DISTANZA (@nomaturita2k20) in data:

Ma c’è chi sta ancora peggio: «Penso a chi non aveva la connessione a internet, penso ai tanti studenti in condizioni di disagio economico e sociale, senza dimenticare poi chi ha avuto decessi in famiglia a causa del Covid-19 e chi ancora deve fare da babysitter ai propri fratelli rimasti a casa con le scuole chiuse».

La proposta

E allora la soluzione quale sarebbe? Non svolgere la Maturità? E come si potrebbe garantire una valutazione oggettiva agli studenti senza un esame? «Semplice, valutando il percorso scolastico, nello specifico facendo una media degli ultimi tre anni e lasciando ai docenti la possibilità di attribuire un bonus da 0 a 10 punti per altri parametri come il comportamento, l’alternanza scuola-lavoro e le valutazioni della didattica a distanza. Altro che esame di Maturità». Attiva anche una petizione su Change.org che può contare già su oltre 57mila firme: «Non è più ora di scherzare, stop alla Maturità 2020» si legge.

Anche i prof dicono no

Al fianco degli studenti ci sono anche centinaia di professori che, diversamente dai ragazzi, temono più per la loro salute, per gli spostamenti a cui saranno obbligati per la formazione delle commissioni d’esame in tutta Italia e, dunque, temono di infettare e di infettarsi. A capo dei prof “ribelli” – come riportato da Open – c’è Aldo Ficara, che insegna Elettrotecnica a Messina.

Lui, per la prima volta dopo anni, ha deciso di non proporsi come presidente di commissione (nonostante la grave carenza registrata quest’anno, specialmente in Lombardia, ndr): «Lo faccio a malincuore, non voglio essere strumento di contagio. Non avendo fatto né tamponi né test sierologici ho paura di infettare i miei studenti».

Foto in copertina di Riccardo Antimiani per Ansa

Leggi anche: