Ius Soli, Brescia (M5S): «No a paroline magiche per creare divisioni e contrapposizioni»

Il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’on. Giuseppe Brescia, fa il punto sulla riforma della cittadinanza

Che fine ha fatto lo Ius Soli? Dopo anni di duro scontro politico e ideologico tra i partiti, l’emergenza Coronavirus ha seppellito uno dei temi più caldi della politica italiana. Ma sull’onda di quanto accaduto negli Stati Uniti, con la morte di George Floyd e il problema del razzismo sotto i riflettori, il dibattito su questo tema in Italia ha ripreso vigore. Domenica 7 giugno a Roma in migliaia, a Piazza del Popolo, hanno manifestato in ricordo di Floyd e contro il razzismo, avanzando varie richieste, tra cui lo Ius Soli.

Ma in tema di riforma della cittadinanza, lo Ius Soli non è l’unica proposta di legge sul tavolo. Al momento, in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, ce ne sono tre che riguardano lo Ius Culturae, lo Ius Soli temperato e lo Ius Soli puro. Per fare il punto della situazione ne abbiamo parlato proprio con il presidente della Commissione Giuseppe Brescia (M5s).

Presidente Brescia, qual è al momento lo stato dei lavori sulla riforma della cittadinanza in Commissione Affari Costituzionali alla Camera?

Abbiamo sostanzialmente concluso le audizioni iniziate a metà dicembre, un lavoro magari lontano dai riflettori, ma necessario per arrivare a una buona legge. Abbiamo ascoltato più di 20 realtà tra esperti ed associazioni, coinvolgendo chi da anni chiede una riforma delle norme sulla cittadinanza. Tra questi ricordo il movimento Italiani senza Cittadinanza, Rete G2-Seconde Generazioni e il Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane e i Black Italians. In commissione ci sono tre proposte diverse che toccano lo ius culturae, lo ius soli temperato e lo ius soli puro. Il mio compito come relatore sarà quello di presentare un testo base capace di raccogliere gli elementi comuni, proposti anche da esponenti dell’opposizione. Chi segue i lavori della commissione sa quanto impegno abbiamo messo nelle audizioni e quanto sia affollata la nostra agenda.

Vista la diversità di vedute all’interno della maggioranza, quale sarebbe il modello che, più realisticamente, potrà essere adottato? Quale insomma la legge che potrà mettere d’accordo le varie anime del governo?

«È bene chiarirlo, una nuova legge sulla cittadinanza non fa parte del programma di governo. È però un tema di civiltà su cui il Parlamento deve dare una risposta all’altezza dei cambiamenti della società. Stiamo parlando di una legge ferma al 1992 e credo che se non si farà in questa legislatura non si farà più. Chi fa le barricate a qualsiasi riforma mischia il tema della cittadinanza con quello dell’immigrazione. È un grosso inganno ideologico nel quale spesso cadono anche i media e perfino i sostenitori più accesi dello ius soli. La cittadinanza ha a che fare con l’integrazione di chi è già nel nostro Paese e in Italia compie un percorso insieme ai nostri figli. Con questi principi mi siederò al tavolo con tutte le forze politiche per un dialogo sul testo base».

Lei personalmente per quale modello di riforma della cittadinanza propenderebbe?

«Da educatore e pedagogista, ancor prima che da parlamentare, credo nella potenza della scuola come fattore di integrazione. Affrontare insieme un percorso di crescita come quello scolastico porta alla condivisione di valori comuni e quindi credo in un modello più vicino ai principi dello ius scholae. Non è certo un punto di caduta equilibrato o “moderato” come possono pensare alcuni. È la scelta più rivoluzionaria che c’è. Concreta e senza propaganda».

Presidente, secondo lei come mai ci sono ancora delle diffidenze nel M5S sul tema dello Ius Soli? Cosa frena una svolta in questo senso?

«Tanti colleghi si sono già espressi a favore dello ius culturae, come la ministra Azzolina. A volte “ius soli” è una delle tante paroline magiche che vengono brandite nel dibattito pubblico per creare divisioni e contrapposizioni. Non ne abbiamo bisogno in una discussione così nobile come quella sulla cittadinanza, anzi abbiamo bisogno di un’informazione seria su questo tema per evitare di giocare sulla pelle di tanti ragazzi. In quest’anno ho incontrato tanti “quasi italiani”, tante storie di persone, vittime di burocrazia. Ci sono leggi e regole che ti cambiano la vita e ci sono discussioni politiche che vengono fatte per lasciare tutto così come è. Più si alimenteranno –magari ad arte- queste divisioni, più lontano sarà l’obiettivo».

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