Stop al calcio femminile. L’ex giocatrice Serra: «Non siamo mai una priorità» – L’intervista

Per la responsabile dell’Associazione italiana calciatori lo stop definitivo al campionato era inevitabile. «Troppe problematiche da risolvere in poco tempo»

La serie A non ripartirà. Troppi i rischi per il campionato di calcio dilettantistico femminile. A deciderlo è stato il consiglio federale della Figc lo scorso lunedì. Una decisione «presa a malincuore», ha detto il presidente della Federazione Gabriele Gravina, e che lascia scontente molte giocatrici, soprattutto quelle bianconere che in vantaggio di nove punti sulla seconda non vedranno assegnarsi alcun titolo.


Ma le atlete erano state chiare «o giocano tutte o nessuna». La formula dei play off e dei play out, che avrebbe di fatto coinvolto solo sei squadre, non piaceva alle calciatrici che hanno quindi accettato la decisione della Figc di chiudere così la stagione. «Il calcio femminile non ha un giro economico tale da permettere una ripresa del campionato», dice a Open Katia Serra, ex calciatrice e responsabile per il settore femminile dell’Associazione italiana calciatori. «È un bene che quello maschile sia ripartito. Ci sono tanti posti di lavoro in da salvare».

Invece, in campo femminile, le tante le misure da adottare per permettere un ritorno in campo in sicurezza e il poco tempo a disposizione hanno compromesso la ripartenza: «Le problematiche da risolvere erano tante ed è difficile farlo in un ambiente privo di tutele». Solo Juventus, Milan e Sassuolo, tre club su 12, sono riusciti a organizzarsi per ricominciare gli allenamenti. «Purtroppo il calcio femminile non è una priorità per nessuno, è stata fatta questa scelta».

Difficile inoltre stimare la differenza tra i ritorni economici del mondo del pallone maschile a quello femminile: «Non sono paragonabili. Spesso il confine tra beneficenza e investimento è molto sottile», continua Serra. «Anche per chi investe importanti somme di denaro, la mancanza del passaggio al professionismo riduce i profitti e il rischio è maggiore».

Sulle pagine del Corriere della Sera anche l’allenatrice della Nazionale Milena Bertolini ha commentato con delusione lo stop voluto dalla Figc: «Per certi club le donne sono soltanto immagine».

«Bertolini ha ragione. Degli 8 club di serie A che hanno anche una squadra maschile, solo tre hanno riportato le giocatrici in campo, nonostante il dpcm lo consentisse già dal 4 maggio», dice Serra riferendosi a Juve, Milan e Sassuolo. «I club si devono occupare del calcio femminile con la stessa programmazione, attenzione e parità di trattamento che riservano ai giocatori».

Ma per le calciatrici che nei mesi autunnali dovranno giocare le partite di qualificazione al prossimo campionato europeo, posticipato al 2022, il rischio è quello di arrivare impreparate. «La serie A ripartirà ad agosto e le date verranno calibrate in modo da permettere alle azzurre di prepararsi per l’appuntamento internazionale».

Ma per un campionato che per le ragazze è ancora dilettantistico, all’estero le opportunità non mancano. «Se ne potrebbero andare in qualsiasi momento. Le ragazze “mondiali” hanno declinato le offerte per rimanere in Italia – conclude Serra – per continuare la battaglia per il professionismo, per dare tutele a loro stesse e alle atlete future».

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