Cortocircuito all’Oms, bastano tre giorni senza sintomi per essere liberi? Guerra corregge: «Meglio il secondo tampone»

Al momento chi risulta positivo al Coronavirus rischia di rimanere a casa anche un mese. Con le nuove raccomandazioni dell’Oms potrebbero bastare dai 10 ai 13 giorni. Ma Ranieri Guerra dell’Oms non ci sta

Come interrompere l’isolamento dei pazienti positivi al Coronavirus? Serve davvero ancora un doppio tampone a distanza di almeno 24 ore? Dubbi che il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo le nuove linee guida dell’Oms, ha avanzato al Comitato tecnico-scientifico. I sintomatici, secondo l’Oms, potranno sentirsi liberi dopo 10 giorni dall’inizio dei sintomi (più altri tre senza sintomi), gli asintomatici invece dopo 10 giorni dalla diagnosi. Si tratta di indicazioni, di raccomandazioni non vincolanti: nessun obbligo per gli Stati che potranno, comunque, mantenere la regola del doppio tampone. Ed è qui che si apre il dibattito.


In Italia deciderà il Comitato tecnico scientifico

Già oggi il Comitato tecnico-scientifico potrebbe discuterne ma eventuali decisioni non arriveranno subito. Non si possono sbagliare mosse, meglio la prudenza. Le nuove procedure, sollecitate dall’Oms, infatti, rischiano di creare nuovi rischi. In concreto: se adesso chi risulta positivo al virus finisce per restare a casa un mese in attesa che il tampone si negativizzi, con le nuove linee guida basteranno dai 10 ai 13 giorni. Per questo il ministro Speranza vuole vederci chiaro.

«Noi possiamo permetterci il doppio tampone»

Ma Ranieri Guerra, 67 anni, direttore aggiunto dell’Oms e membro del Comitato tecnico-scientifico, mette le mani avanti: «I Paesi con risorse limitate e che, dunque, non possono garantire un secondo tampone, a causa dell’insufficienza di strumenti e personale medico, potranno utilizzare il solo criterio clinico per accertare che una persona non è più infetta o è minimamente infetta. Penso agli Stati africani, all’India, al Brasile che non hanno sistemi sanitari abbastanza capaci» dice al Corriere. Insomma, meglio non cambiare le regole, almeno non in Italia dove il sistema sanitario non è più al collasso e le risorse per assicurare il diritto alla cura non mancano.

Se l’Italia deciderà di mantenere il doppio tampone negativo come unico criterio necessario per interrompere l’isolamento di un paziente «avrà scelto la strada della prudenza. Siamo un Paese che i doppi tamponi può permetterseli e riesce a farli». L’uso del doppio tampone, dunque, «è la regola d’oro perché esclude ogni rischio». «Basarsi sulla mancanza di sintomi per un certo numero di giorni comporta rischi bassi che, però, non si possono escludere» conclude.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ANGELO CARCONI

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