Coronavirus, la crisi del mondo della musica. A Milano chiude il Serraglio: «Situazione insostenibile, così moriamo tutti»

«Cosa cambia tra le decine di persone fuori dai locali di Milano e quelle all’interno dei nostri spazi che assistevano ai concerti? Eravamo già prima con le bombole d’ossigeno, pensate adesso» dice a Open uno dei soci fondatori del Serraglio di Milano

«Mi sono sentito impotente, non sapevo davvero come venirne fuori. Alla fine ho dovuto chiudere. Avrei potuto ospitare circa 70 persone su 250, come avrei dovuto fare a pagare le spese? Rischiavo di non poter più comprare nemmeno le bevande alcoliche. Così era davvero insostenibile. Non si può pensare di mantenere aperta un’attività alle stesse condizioni del periodo pre-Coronavirus». A parlare a Open è Roberto Esposito, uno dei soci fondatori del Serraglio, locale milanese, location di concerti ed eventi culturali, che ha deciso di abbassare le saracinesche. Per sempre. «Anche per noi l’avventura finisce qui, ci abbiamo provato fino all’ultimo respiro ma abbiamo perso», ha detto.

Cosa è successo

Le norme imposte dal governo italiano per il distanziamento sociale, per quanto necessarie, rischiano adesso di gettare sul lastrico le attività, soprattutto le più piccole, legate al mondo della musica. «Per i concerti il problema non è altro che l’assembramento. Ma, fatemi capire, cosa cambia tra le decine di persone fuori dai locali di Milano e quelle all’interno dei nostri spazi che assistevano ai concerti? Eravamo già prima con le bombole d’ossigeno, pensate ora. Queste norme sono giuste ma confuse. Così moriamo tutti (di recente ha chiuso anche il circolo Arci Ohibò, ndr)», conclude.

L’appello

E su Facebook ha lanciato un appello al pubblico: «Smettetela di seguire solo gli hype dei vari momenti e siate curiosi, ci sono così tanti bravi artisti che non hanno la minima possibilità solo perché non sono abbastanza fighi sui social». E infine: «Imparate a vivere i club con il piacere di scoprire, socializzare, aiutando talenti dal vivo e non attraverso I like virtuali. Questo periodo dovrebbe averlo dimostrato in pieno».

Foto in copertina da Facebook

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