Al via la prima Assemblea mondiale per l’Amazzonia. Indigeni e cittadini in prima linea

Etnocidio, ecocidio ed estrattivismo le piaghe di cui le federazioni indigene parleranno. «Il Covid ha peggiorato tutto, aiutateci a proteggerci»

Inizia oggi, 18 luglio, e andrà avanti per due giorni, la prima Assemblea mondiale per l’Amazzonia. A pensarla e organizzarla non autorità politiche ma cittadini, comunità indigene, contadini, ambientalisti, accademici, artisti. Un obiettivo comune, quello di non stare in silenzio sulla drammatica situazione di una terra già martoriata da sfruttamento e abbandono e messa ulteriormente in ginocchio da Covid-19.


I temi

«Contro l’etnocidio, l’ecocidio e l’estrattivismo in Amazzonia aggravati dalla pandemia», questi i temi scelti dall’Assemblea, nell’ottica di un’alleanza tra Paesi. Per non arrendersi al progressivo deterioramento di una delle aree più importanti per l’eco sostenibilità del pianeta e alle condizioni spesso disumane a cui sono costretti le popolazioni autoctone.

«Criminalità organizzata, biopirateria,traffico di droga, estrattivisimo, monocolture transgeniche, agrocarburanti, estrazione legale e illegale di minerali, l’estrazione e dispersione di idrocarburi». Le federazioni indigene elencano le piaghe contro cui combattono da anni difendendosi da soli e con poche forze, da un altro nemico, il Coronavirus.

A questo proposito verranno discusse tre fondamentali campagne. La prima si propone di arginare gli impatti devastanti della pandemia sulle popolazioni indigene e sull’intera Amazzonia. «Siamo i più vulnerabili alla pandemia e tuttavia siamo stati resi invisibili dai governi», ha detto Robinson López, coordinatore delle organizzazioni indigene del bacino del Rio delle Amazzoni (COICA) per i cambiamenti climatici. «Non ci sono stati piani per la prevenzione e l’assistenza sanitaria non ha implementato misure efficaci. Ci sono 14.653 casi confermati , 926 persone morte per COVID-19 e siamo sicuri che continueranno ad aumentare perché le autorità non prendono provvedimenti per proteggerci», ha concluso. 

Le popolazioni indigene denunciano alla Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) la grave situazione dei difensori dei diritti umani: «Chiediamo agli Stati e ai governi di ridurre i fattori di rischio attraverso garanzie minime di salute e territorio; servizi igienico-sanitari di base, approvazione di piani sanitari differenziati, piani di prevenzione e cura per i difensori dei diritti umani, per garantire condizioni di vita dignitose». Il minimo per vivere o sopravvivere, dunque, in una condizione sanitaria e sociale che non accenna a migliorare.

Boicottare e mobilitarsi

Dal punto di vista economico “i popoli della foresta” propongono di boicottare la logica di potenziamento delle attività estrattive da parte dei governi, utilizzata per ristabilire la grande perdita economica causa Covid. Superare i limiti dell’attività estrattiva vuol dire anche ignorare le disposizioni legali e ambientali, con un impatto inevitabile, e ancora peggiore, nei confronti di foresta e indigeni.

Altra parola chiave sarà mobilitazione. Dopo la richiesta di dialogo della principale organizzazione territoriale delle popolazioni indigene amazzoniche nei confronti del presidente presidente Martín Vizcarra lo scorso 10 luglio, l’AIDESEP con le altre federazioni indigene (Associazione interetnica per lo sviluppo della foresta pluviale peruviana) annuncia, per le prossime settimane, giornate di mobilitazione globale.

Un’assemblea aperta a tutti

Inizieranno Ecuador, Colombia e Perù, poi a seguire Bolivia, Cile, Paraguay, Guyana e Venezuela, e infine, alle 22.00 italiane, sarà la volta di Brasile, Guyana francese e Suriname. Il programma, consultabile sul sito dell’evento, prevede interventi ogni due ore, aperti e online a chiunque nel mondo vorrà partecipare.

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