Cosa non torna sulla morte di Mario Paciolla, il volontario italiano deceduto in Colombia: «Rischiamo un altro caso Regeni»

«Altro che suicidio. Noi non crediamo affatto che lui si sia tolto la vita, ci sembra improbabile conoscendolo». A Open parla Simone, un suo amico, conosciuto sui campi da basket

Mario Paciolla, 33 anni, napoletano, volontario dell’Onu, mercoledì scorso viene trovato morto – con tagli ai polsi – nella sua casa in Colombia. Si trovava lì per seguire un progetto umanitario che aveva al centro le difficilissime trattative tra il governo colombiano e le Forze armate rivoluzione della Colombia.


Il 16 luglio alle 18 (ora italiana) la famiglia riceve una telefonata da un avvocato del sud America: «Vostro figlio è stato trovato senza vita. Crediamo si sia suicidato». Impossibile per la madre, il padre e le sorelle. Impossibile che Mario avesse deciso di togliersi la vita.

Le ombre sul suo suicidio

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OPEN| Mario Paciolla

Mario aveva acquistato un biglietto aereo per rientrare in Italia. Lunedì 20 luglio sarebbe tornato nella sua Napoli per trascorrere l’estate con la sua famiglia e con gli amici. «Altro che suicidio. Noi non crediamo affatto che lui si sia tolto la vita, ci sembra improbabile conoscendolo. Il rischio, adesso, è che si venga a creare un altro caso Regeni» ci dice Simone Campora, suo amico.

«Mario aveva un grande cuore, noi ci siamo conosciuti sul campo da pallacanestro. Ci ha uniti la passione per il basket», così ce lo descrive. Ma la sua paura più grande, così come quella di tutti gli amici che si stanno organizzando per non spegnere i riflettori su una vicenda tanto delicata è che, come nel caso Regeni, ci voglia tempo per conoscere la verità.

«Anche qui parliamo di un ragazzo italiano morto in circostanze sospette in un Paese straniero. Quanto tempo dovremo attendere per conoscere la verità? Per Giulio Regeni sono passati quattro anni e ancora niente» ci confida Simone.

«Mamma, mi sento sporco»

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OPEN | Mario era un collaboratore dell’Onu

Troppe domande, troppi dubbi. Mario, laureato in Scienze politiche, l’11 luglio aveva detto alla madre che c’era qualcosa che non andava. Cosa? «Mi sento sporco, ho voglia di lavarmi nel mare di Napoli» aveva detto. Temeva forse di essersi messo nei guai. Mario, però, in queste settimane avrebbe sempre lavorato da casa, in smart working, a causa del Covid-19.

Cosa è successo in questi ultimi giorni? Chi potrebbe averlo ucciso? A restituire una prima risposta sarà l’autopsia, in queste ore in corso in Colombia, nell’attesa che la salma rientri in Italia. Già nelle prossime ore la Procura di Napoli potrebbe aprire un fascicolo.

Le reazioni

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha sentito al telefono il ministro degli Esteri Luigi Di Maio perché «non possiamo accettare una verità di comodo, una verità che si vuole costruire frettolosamente». Dello stesso avviso il giornalista e senatore del Gruppo misto, Sandro Ruotolo, che lunedì depositerà un’interrogazione urgente.

Anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto ha fatto sapere, in un tweet, di aver depositato un’interrogazione parlamentare.

Intanto su Change.org è stata aperta una petizione per chiedere verità mentre su Facebook è stata creata la pagina Giustizia per Mario Paciolla.

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