Avanza la desertificazione in Italia, non soffre solo il Sud: il versante adriatico dell’Emilia Romagna a rischio siccità

Dal Reno fino al confine con le Marche, sono piovuti solo 463 millimetri di pioggia. Vicino ai numeri della siccità del 2017

Difficile immaginare la terra di pascoli e colture avanzare in una progressiva desertificazione, eppure l’Italia continua a inaridirsi. L’Associazione Nazionale Consorzi di Tutela Gestione Territorio e Acque Irrigue (Anbi) parla di una desertificazione che, in Italia, avanza non solo al Sud, ma continua a interessare sempre più zone anche dell’area settentrionale. Secondo l’ultimo bollettino dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, la dorsale adriatica del Paese, in particolare le aree dell’Emilia Romagna, si stanno progressivamente inaridendo.

Dal fiume Reno fino al confine con le Marche, sono piovuti solo 463 millimetri, quantità inferiore non solo agli anni scorsi, ma soprattutto analoga (mm.456) alle condizioni di siccità del 2017, con 456 millimetri di pioggia. Numeri ben lontani invece dai bacini occidentali tra i fiumi Parma e Trebbia, dove dal 1° ottobre 2019 al 26 luglio 2020, sono caduti 1.301 millimetri di pioggia, in crescita rispetto agli anni scorsi.

Scendendo nel centro Italia, Anbi registra la sete crescente delle Marche, i cui bacini hanno perso 1 milione di metri cubi d’acqua in una settimana, scendendo a circa 43 milioni, quantità superiore solo al 2017 nel  recente quinquennio. Per quanto riguarda il Sud, continuano a diminuire le risorse idriche della Puglia, dove sono stati utilizzati 10 milioni di metri cubi in una sola settimana) e della Sicilia.

«In assenza di significative precipitazioni, sarà necessario assumere qualche provvedimento, affinché sia assicurato l’apporto di risorsa idrica, indispensabile alla conclusione di alcuni cicli colturali irrigui», fa sapere preoccupato il Direttore Generale di Anbi, Massimo Gargano. Un problema diffuso, dunque, che vede il 20% del territorio italiano in pericolo desertificazione.

Si continua a registrare la presenza di aree in cui la percentuale di sostanza organica, contenuta nel terreno, è al di sotto del 2%, soglia per cui si può iniziare a parlare di deserto. Cambiamenti climatici e pratiche agronomiche forzate le cause principali elencate.

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