La difesa dell’Inps, Tridico: «Noi nella legge, il problema è la norma che ha introdotto il bonus». La vicepresidente: «La privacy? Può toglierla solo il Garante»

Per il presidente dell’Inps e la sua vice, il problema è a monte: «Gli aiuti a pioggia sono un’ingiustizia»

Dopo lo scandalo della lista della vergogna dei politici che hanno chiesto il bonus da 600 euro stanziato dal governo per aiutare gli autonomi in piena emergenza Covid, cresce il pressing sull’Inps per rendere pubblici i nomi. E da Italia viva chiedono le dimissioni del presidente dell’Istituto, che dopo tre giorni di silenzio si difende.

«Non c’è stato alcun problema giuridico – dice Pasquale Tridico, secondo quanto riporta La Stampa -, ma etico morale. Da parte nostra nessuna violazione della legge». Il problema, secondo il presidente dell’Istituto, sta a monte: «La norma che ha introdotto il bonus va cambiata», dice. E afferma di essere pronto a riferirne in Parlamento: «Immagino mi chiederanno un’audizione, io fornirò tutte le spiegazioni».

Per quanto riguarda poi il nodo della privacy, per cui finora non sono stati resi noti i nomi dei politici che hanno intascato i 600 euro, a dare una giustificazione è la vicepresidente dell’Istituto, Maria Luisa Gnecchi. «A pronunciarsi deve essere il Garante della privacy», dice in un’intervista al Corriere della Sera. «Se la legge prevede che l’aiuto venga erogato, come in queso caso, l’Inps non può fare altro che procedere», aggiunge.

Dunque anche per la numero due dell’Inps, il problema è la norma e non l’ok da parte dell’Istituto. «Spero che questo caso serva a fare riflettere sui bonus. Gli aiuti a pioggia sono un’ingiustizia. Per fare in fretta il governo non ha tenuto conto delle difficoltà economiche reali». E alla domanda del giornalista sul perché l’Inps non abbia chiesto al governo di modificare la legge, risponde: «Ne ho parlato con tutti, ma bisognava fare presto. Alcune cose possono essere ancora corrette».

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