Dai club esclusivi in Sardegna alla discoteca in Toscana fino a Roma Nord: i positivi della movida che spaventano vip e politici

Sono una decina i ragazzi che, al momento, risultano positivi dopo aver frequentato alcuni dei club più esclusivi della costa Nord-Orientale dell’isola. Alle serate c’erano anche il figlio dell’ex ministro Alemanno e quello della presentatrice Paola Perego

La paura corre nelle chat di Whatsapp. Ci si domanda «perché le avevano riaperte», le discoteche, ma solo dopo averle frequentate, inseguendo la normalità in un’estate che normale non poteva essere. Le comitive di ragazzi di Roma Nord che hanno ballato nei club di Porto Rotondo, Porto Cervo e di Ansedonia, in Toscana, stanno vivendo momenti di fibrillazione, inviando messaggi ad amici che potrebbero aver contratto il Coronavirus e cercando di restare lontani dai parenti: la percezione del rischio è tornata ai livelli del lockdown dopo che, alcuni di loro, sono risultati positivi al test di ritorno dalle vacanze.

Il cluster della movida sarda deve la sua portata preoccupante agli assembramenti occorsi nei club più esclusivi di Italia durante la settimana di Ferragosto. La sua origine, tuttavia, potrebbe essere riconducibile alle isole spagnole e greche: da Ibiza e Mykonos arrivavano alcuni ragazzi romani che, in prossimità del 15 agosto, hanno deciso di convogliare nelle discoteche della Sardegna. L’allarme è scattato quando due ragazze, che da Ibiza erano volate a Porto Rotondo hanno fatto il test per la Covid-19 al rientro nella Capitale: avevano ravvisato un malessere e i genitori si erano preoccupati.

Le due ragazze facevano parte di un gruppo di circa 40 romani, arrivati in Sardegna il 4 agosto. A loro si aggiungono conoscenti di Milano e Bergamo. Per una settimana hanno partecipato a feste, cene e serate nei locali più in voga della costa Nord-Orientale dell’isola. A una di queste serate, in particolare, ha suonato il dj capitolino Lorenzo Palazzi, popolare negli ambienti della cosiddetta “Roma bene”. Anche lui è risultato positivo dopo aver suonato al “Country Club” di Porto Rotondo, il 9 agosto, e a “La Capannuccia” di Ansedonia, il 12.

Parla il dj: «Non sono un untore, stavo bene»

Oggi, diversi ragazzi che hanno partecipato alla serata-evento del 9 agosto risultano positivi. Alcuni di loro sono rimasti bloccati in Sardegna in attesa di negativizzarsi, altri si trovano in isolamento nella Capitale, a casa propria. Palazzi, protagonista di quella serata, ha deciso di sottoporsi al tampone 15 agosto: «Ero in perfetta salute e condizione fisica, privo di febbre o sintomi legati al Covid in entrambe le serate in cui ho suonato l’ultima settimana – spiega sui social -. Il 14 agosto mi è stato comunicato che persone con le quali ho avuto contatti in diversi locali e situazioni – Porto Cervo e Porto Rotondo – risultavano positive».

«Il 15 mi sono recato dunque ad effettuare io stesso il tampone, al quale sono risultato positivo – spiega il dj, adesso in quarantena nel suo appartamento nel centro di Roma -. Ad oggi sono in quarantena ancora asintomatico». E si sfoga con chi in queste ore lo sta accusando di essere un untore: «È ingiusto e mortificante indicare me o il nostro staff come portatori del virus in altre zone, i focolai sono dilagati in tutta Italia». Alla serata al Country Club, tra i 600 partecipanti, la gran parte era, come il dj, di Roma: le chiamate a medici di base e centri privati della Capitale sono aumentate esponenzialmente. Una decina i ragazzi positivi al momento, ma si attende l’esito di molti altri tamponi.

Figli d’arte in vacanza

In una delle fotografie scattate in Sardegna, al fianco del dj Palazzi, appare anche Manfredi Alemanno, figlio dell’ex sindaco di Roma che lavora nel settore musicale. C’è anche Riccardo Carnevale, figlio di Paola Perego, tra le persone entrate a stretto contatto con Palazzi: i due hanno lavorato insieme nelle serate del 9 e del 12 agosto. Da quattro giorni, Carnevale attende di fare il tampone. «Nonostante sia stato a contatto con i ragazzi positivi e nonostante abbia chiamato subito il medico di base che gli ha prescritto il tampone non è riuscito a farlo», racconta preoccupata, al Messaggero, Perego.

Lei non farà il tampone «perché con Riccardo non ci siamo visti da dieci giorni prima del suo arrivo a Porto Rotondo. Sono però in contatto con tante altre madri preoccupate – aggiunge -, specie quelle che hanno figli che sono stati ad Ansedonia. Non sanno a chi rivolgersi per fare il tampone, mancano indicazioni chiare». Perego conferma che alle serate, sia in Sardegna sia in Toscana, i locali erano molto affollati, «tanto che la serata ad Ansedonia sarebbe stata chiusa prima del previsto».

Poi la conduttrice critica la scelta del governo di riaprire le discoteche: «Fare ballare questi ragazzi tutti appiccicati e sudati non doveva essere permesso. Lui – suo figlio, ndr. – è andato lì per lavorare dopo un lungo lockdown. Adesso ci chiediamo se era davvero necessario riaprire le discoteche per richiuderle poco dopo. A cosa è servito?».

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