Regionali, Conte a gamba tesa sulle tensioni Pd-M5s: «Divisi in Puglia e nelle Marche sprecate un’occasione»

Il presidente del Consiglio fa appello alle forze di maggioranza per sostenere anche i nomi più indigesti a uno o all’altro partito: da Michele Emiliano a Virginia Raggi, «bisogna esprimere una visione strategica e guardare ai bisogni delle comunità locali non più con le lenti del passato, ma con il binocolo del futuro»

Il 20 settembre è la data dell’election day: le consultazioni per comunali, regionali e referendum animeranno il dibattito pubblico italiano. E nell’elaborazione della strategia dei partiti per ottenere una giunta regionale in più degli avversari, il presidente del Consiglio si inserisce senza giri di parole. «Trovo ragionevole che le forze politiche che sostengono il governo – dice in un’intervista al Fatto Quotidiano, riferendosi a Pd e a M5s -, provino a dialogare anche a livello regionale. In Puglia e nelle Marche presentarsi divisi espone al rischio di sprecare una grande occasione».

Giuseppe Conte invoca «una sinergia a livello territoriale – che – può imprimere una forte spinta per realizzare le strategie del Green deal, dell’innovazione digitale, degli investimenti nelle infrastrutture, negli asili nido e nelle scuole. E poi queste elezioni regionali coincidono con un appuntamento storico per l’Italia. Stiamo elaborando un Recovery Plan, finanziato con ingenti fon-di europei, che costituisce la più grande opportunità per le nuove generazioni dal secondo dopoguerra a oggi. Le Regioni saranno coinvolte in questi progetti e diventeranno anche dei centri di spesa».

Il premier assicura che il suo esecutivo non farà comunque distinzioni nei confronti dei governi regionali, a prescindere dall’insediamento di una coalizione di centrodestra o centrosinistra. «Ma le forze di maggioranza dovrebbero avere tutto l’interesse a competere al meglio per essere protagoniste in questa partita anche a livello regionale», torna a ribadire. Ci sono però regioni dove l’alleanza tra Pd e 5 stelle appare davvero improbabile. In Puglia, ad esempio, dove per la candidata M5s sostenere Michele Emiliano, il candidato sindaco del centrosinistra, non sembra un’ipotesi possibile.

Ma anche su questa alleanza, Conte invita a un tentativo di conciliazione tra le principali forze di governo: «È comprensibile che dopo anni vissuti politicamente gli uni contro gli altri armati, si accumulino contrasti e forse anche incomprensioni. Ma la politica impone di mettere sempre il bene dei cittadini al di sopra degli interessi di parte, affrontando le sfide con coraggio e generosità. Bisogna esprimere una visione strategica e guardare ai bisogni delle comunità locali non più con le lenti del passato, ma con il binocolo del futuro», sostiene il presidente del Consiglio.

Divisi alla meta

Nelle Marche come in Puglia, i 5 stelle e il Pd hanno già lanciato due candidati diversi per la corsa alla presidenza della Regione. Conte suggerisce che «anche lì – occorre – sedersi attorno a un tavolo: dal confronto può scaturire un progetto politico più rafforzato e più competitivo». Sull’irrigidimento del Pd nei confronti delle sindache Chiara Appendino, Torino, e Virginia Raggi, Roma, che non saranno sostenute dai Dem, il premier prova ad ammorbidire ancora una volta le posizioni: «Le scomuniche sono frutto delle fratture del passato»

«Il dialogo va coltivato a tutto campo – aggiunge – e deve coinvolgere anche le candidature dei sindaci, lavorando di volta in volta alla soluzione più competitiva e preferibile in una logica di alleanza e di interesse generale». Nonostante le precedenti dichiarazioni, Conte chiarisce che non farà campagna elettorale: «Il mio ruolo di presidente del Consiglio me lo impedisce. Per come la intendo io – sostiene, suggerendo la sua visione di campagna elettorale – richiede un confronto diretto e costante con le per- sone chiamate a votare. Se mai potessi, farei una campagna molto tradizionale: mi fermerei a parlare con gli elettori, guardandoli negli occhi e cercando di capire meglio i loro bisogni – e conclude -. Meno convegni e più strada».

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