Coronavirus, l’età media dei contagiati scende a 30 anni. Aumentano ancora i nuovi focolai

L’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute registra un calo dai 35 ai 30 anni per i nuovi positivi. L’indice Rt è a 0.83

I nuovi contagiati di Covid-19 hanno un’età media di 30 anni. È uno dei dati più significativi che arriva dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute per la settimana dal 10 al 16 agosto, e che rileva un calo dell’età media dei nuovi positivi dai 35 ai 30 anni. «In Italia, come in Europa e globalmente», si legge nel rapporto, «si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia Sars-Cov-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione».


Il riferimento alle possibili cause viene associato, dal monitoraggio, alla riapertura delle attività commerciali, «inclusi i luoghi di aggregazione», e alla più frequente circolazione che «avviene oggi con maggiore frequenza nelle fasce di età più giovani». Il prof. Gianni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, spiega nel video i dati più salienti del nuovo report.

Oltre al focus sull’età media, da evidenziare è la tendenza generale segnalata dal report «ad un progressivo peggioramento». Nella settimana dal 10 al 16 di agosto sono stati rilevati infatti 1.077 focolai attivi di cui 281 completamente nuovi. Un aumento di entrambe le cifre rispetto alla settimana precedente, con 925 focolai registrati, di cui 225 nuovi.

I numeri crescono dunque per la terza settimana consecutiva implicando «un forte impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti», come sottolinea il documento dell’Istituto superiore di Sanità.

Riguardo alle nove zone tra Regioni e Province che nell’ultima settimana hanno riportato un aumento del numero dei casi diagnosticati, il report afferma che «non può essere attribuito unicamente ad un aumento di casi importati» e che l’indice Rt riscontrato, pari allo 0,83%, potrebbe «in questo momento sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale».

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