Il blocco dei licenziamenti salva gli over 50: a pagarne le conseguenze sono donne e giovani

Circa 330mila donne e altri 330mila giovani hanno perso il lavoro nei mesi di pandemia

Una discesa costante. Prevedibile ma allarmante. La crisi sanitaria innescata dal Coronavirus, oltre al numero di malati e decessi, si è portata dietro anche una drastica diminuzione nel numero di occupati che in Italia, da febbraio a giugno, sono stati 560mila in meno. Ma se negli Stati Uniti il crollo è stato dell’8,7%, in Italia i numeri sono stati più contenuti: con un calo del 2,57%. Alla base di questa differenza – fa notare il Corriere della Sera – gli interventi di cassa integrazione e sul blocco dei licenziamenti attuati dal governo.

Ma il dato generale non restituisce una fotografia completa della situazione: c’è un’Italia che a livello lavorativo non è stata toccata – o quasi – dagli effetti della pandemia, e un’altra che si è fatta carico degli oneri e dell’impatto della crisi sanitaria, quella dei giovani e delle donne. Secondo i dati Istat sull’occupazione, il numero di lavoratori oltre i 50 anni in Italia è salito dello 0,33%. Vuol dire che dai primi casi di febbraio a oggi, il Paese ha visto una crescita dei lavoratori over 50 di 30mila unità. Mentre 330mila donne e altri 330mila giovani (fino ai 34 anni) hanno perso il posto di lavoro.

A favorire le fasce più anziane della popolazione, oltre al vincolo dei 67 anni per arrivare alla pensione, anche la manovra sul blocco dei licenziamenti che ha protetto soprattutto le categorie con contratti a tempo indeterminato, penalizzando quelli precari. Tra i settori inoltre più colpiti dalla pandemia ci sono quelli dove le donne sono più presenti: turismo, ristorazione, moda e commercio al dettagli. Ancora una volta dunque una crisi divide un’Italia a doppia velocità: e farne le spese sono sempre donne e giovani.

Foto copertina: Unsplash

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