Stop al vaccino di Oxford. E adesso cosa succede?

Il freno potrebbe avere una durata variabile, ma non superare gli otto mesi. La comunità scientifica placa le preoccupazioni: «È una procedura standard di sicurezza nei trial clinici».

L’annuncio per alcuni è un fulmine a ciel sereno. Ma in fondo spiega bene perché, per lungo tempo, esperti ed esperte abbiano detto e ripetuto che il vaccino contro il Coronavirus – unica risposta efficace alla pandemia, per superare questo lungo momento di distanziamenti e mascherine – non sarebbe arrivato prima di due, tre anni. Come tutti i vaccini, da che mondo e mondo.

La multinazionale AstraZeneca ha ha deciso di sospendere temporaneamente la sperimentazione di quello che è noto come il “vaccino di Oxford” per un «quadro clinico avverso» riscontrato su un volontario. Uno stop che, viene specificato, è «una sospensione precauzionale che riguarda solo l’arruolamento di nuovi volontari per i test nei paesi in cui la sperimentazione deve ancora essere avviata».

Cosa è successo

«Si è presentato un quadro clinico avverso in uno solo dei 50 mila soggetti volontari su cui il vaccino è stato testato. Una precauzione standard prevista nella sperimentazione di vaccini, quella di AstraZeneca, che è utile ribadire», spiega Piero di Lorenzo Amministratore delegato dell’istituto di ricerca Irbm di Pomezia che partecipa alla realizzazione del vaccino. Il soggetto che ha manifestato la reazione avversa ha la mielite trasversa, infiammazione al sistema nervoso spinale che, a seconda dell’intensità di manifestazione, può anche provocare disfunzioni motorie, sensoriali e autonomiche.

Continua invece il monitoraggio degli altri volontari «che sono già stati vaccinati, che continueranno a essere sottoposti a monitoraggio e studio. In questo ambito la sperimentazione continua ad essere in corso», precisa Piero di Lorenzo, amministratore delegato dell’istituto di ricerca Irbm di Pomezia, che partecipa alla realizzazione del vaccino AstraZeneca-Oxford finanziato anche dal governo italiano. «Siamo in attesa che il caso sottoposto al comitato indipendente di esperti venga analizzato», aggiunge in una nota, e l’arrivo del loro giudizio «per il proseguimento degli ulteriori test».

«I test sui vaccini, anche quelli anti Covid, nonostante l’emergenza pandemica, sono severi, rigorosi e affidabili. Prova di questo è stata la sospensione volontaria della sperimentazione da parte di AstraZeneca del vaccino anti Covid messo a punto dal nostro istituto di ricerca Irbm assieme all’università di Oxford», prosegue Piero di Lorenzo. Astrazeneca nel frattempo ha registrato un calo dell’1% in Borsa a Londra dopo la decisione di sospendere temporaneamente la sperimentazione del vaccino per il Covid.

Le reazioni

Lo stop alla sperimentazione del vaccino, messo a punto dall’Università di Oxford con il finanziamento in primis del governo britannico «non è necessariamente una battuta d’arresto» ma «dipenderà da ciò che sarà trovato durante le verifiche», dice oggi a Sky News oggi Matt Hancock, ministro della Sanità del governo di Boris Johnson. La ricerca su «questo vaccino è una sfida, lo sapevamo», aggiunge. «Non è la prima volta che succede per il progetto di Oxford»: una pausa, viene ricordato da più parti, c’era già stata nei mesi scorsi, prima dell’estate, «risolta senza problemi». «È una procedura standard di sicurezza nei trial clinici».

Che non vi sia ragione per i no-vax di giubilare lo ha già spiegato l’infettivologo Matteo Bassetti.  «È il segnale che le aziende stanno lavorando con serietà, trasparenza e controllando i dati». Lo ribadisce in giornata anche Andrea Crisanti ordinario di microbiologia all’Università di Padova a 24Mattino su Radio 24. «È fisiologica e normale, non è uno stop ma una fase di valutazione, non è mai stato sviluppato un vaccino in un anno», spiega. «Si tratta di processo lungo e complesso, che coinvolge circa 100mila persone, lo sviluppo di un vaccino dura circa 5 anni. Giustificato fare degli sforzi perché si tratta di una misura che dal punto di vista costi ed efficacia è la più conveniente ma ci vuole tempo».

La scorsa settimana c’era stato l’annuncio dell’accordo definitivo della società con la Commissione Europea: lì, aveva spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza, «c’è scritto che le prime dosi, se il vaccino dovesse essere confermato come sicuro, saranno già disponibili entro la fine del 2020». Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano, spiega al Corriere che di solito «questi stop durano 6-8 mesi, ma se il problema dovesse essere facilmente individuato anche meno».

Gli altri vaccini

Sono decine i vaccini, insieme a quello AstraZeneca, attualmente in fase di sviluppo in tutto il mondo. Nel frattempo la Commissione europea ha terminato sempre in queste ore i colloqui esplorativi per assicurarsi 300 milioni di dosi di un altro vaccino, quello della Pfizer-BioNtech, in fase avanzata di sperimentazione. È l’ultimo in ordine di tempo che arriva, dopo gli accordi con AstraZeneca, Sanofi-GSK, Johnson & Johnson, CureVac e Moderna, mentre l’unico contratto formalizzato resta proprio quello con AstraZeneca, per 400 milioni di dosi.

In copertina EPA/RDIF | Una foto diffusa dal Russian Direct Investment Fund (RDIF) con il vaccino a due vettori contro Covid-19 al Nikolai Gamaleya National Center of Epidemiology and Microbiology di Mosca, Russia, 6 agosto 2020

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