Coronavirus, cosa insegna lo stop temporaneo del vaccino di Oxford e perché dovrebbe rassicurarci

La pausa di AstraZeneca nelle sperimentazioni è una buona notizia

Abbiamo appreso della sospensione delle sperimentazioni sul vaccino anti-Coronavirus di Oxford/AstraZeneca. Cerchiamo ora di dare a questa notizia un po’ di contesto, perché ha tanto da dirci sulle ragioni per cui è necessaria una sperimentazione clinica divisa in tre fasi, di cui avevamo già trattato, e sui motivi per cui dovremmo diffidare delle aspirazioni nazionaliste di chi pompa maggiormente il proprio «vaccino nazionale», magari cercando di bruciare le tappe.


Innanzitutto parliamo di un vaccino arrivato tra la seconda e terza fase di sperimentazione, come altri nove. Il caso che ha provocato la momentanea interruzione, era da tenere in conto, e come previsto verrà debitamente analizzato prima di ripartire. Si parla di un volontario che avrebbe subito un evento avverso. Di che entità e con che grado di correlazione, al momento non è dato saperlo. In sostanza potrebbe anche rivelarsi un fenomeno casuale, o statisticamente irrilevante.

Big Pharma contro i «poteri forti»

Comprensibilmente queste news ci preoccupano, ed è giusto così. Non di meno, per gli addetti ai lavori si tratta di routine. Dovremmo avere apprensione piuttosto per altri casi, in cui non veniamo informati affatto su episodi del genere. Approfondiremo meglio questo aspetto alla fine. Vediamo innanzitutto di inserire il fenomeno nelle sue debite dimensioni, così da chiarire meglio perché non è sufficiente a chiudere le sperimentazioni di AstraZeneca.

Al momento il trial aperto il 17 agosto, di cui si prevede la fine per il 5 ottobre 2022 – salvo sorprese che anticipino o posticipino il tutto – coinvolge 30 mila persone selezionate in maniera casuale. Quindi, parliamo di una «reazione avversa» su migliaia di casi. Del resto prima di giungere alla fase clinica, i prodotti farmaceutici solitamente devono prima essere vagliati attraverso la Sperimentazione animale.

Non di meno, al momento i ricercatori stanno cercando nel Data and Safety Monitoring Board, casi avversi simili registrati in altri contesti. Questo annuncio da parte della casa farmaceutica, forse non giunge per caso. Giusto l’8 settembre Roberto Burioni segnalava su Medical Facts il potenziale problema delle pressioni politiche – da parte di governi come quello degli Stati Uniti – al fine di accelerare i tempi delle sperimentazioni più del dovuto.

Per ironia della sorte, proprio il giorno dopo nove aziende coinvolte nella sperimentazione dei vaccini, si sono coalizzate assieme formando una sorta di «cartello informale», impegnandosi a non negoziare i loro «standard etici e scientifici», evitando così di assecondare le aspirazioni nazionaliste dei Paesi coinvolti. Tra queste case farmaceutiche c’è anche AstraZeneca. Nel momento in cui scriviamo non sappiamo invece se aderirà all’iniziativa anche il Gamaleya Institute, coinvolto nelle sperimentazioni del vaccino russo Sputnik V.

Foto di copertina: EPA/DAN HIMBRECHTS AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT | AstraZeneca.

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