Coronavirus ed elezioni, come votare in sicurezza. Ecco le regole per non cadere nell’astensionismo

Il timore concreto è quello di un netto calo dell’affluenza. Specialmente tra gli anziani. Uno sguardo alle misure messe in campo dal Viminale

È forse una delle prime domande che ci siamo fatti quando è esplosa la pandemia da Coronavirus. La democrazia, il sistema di governo che prevede “assembramenti” in tutte le sue espressioni, avrebbe resistito allo schiaffo della quarantena e del distanziamento fisico? Dopo l’uragano delle fake news, proliferate come funghi negli ultimi anni (e ancor di più con la Covid-19), la parabola democratica è stata chiamata ad affrontare la sfida delle decisioni emergenziali imposte dall’alto, dei vertici governativi virtuali e della sospensione delle manifestazioni di dissenso. Ora, nel settimo mese di emergenza, arriva l’ennesima prova: quella dell’affluenza alle urne.


Non è una paura campata per aria. Nell’ultima settimana centinaia di scrutatori hanno fatto un passo indietro per le elezioni regionali e amministrative del 20 e del 21 settembre, ritirando la loro disponibilità a passare ore e ore in una stanza con un via-vai di votanti. Anche gli enti locali – che ora si mobilitano per trovare volontari dell’ultim’ora – sanno che il rischio assembramenti legato alle procedure anti-Covid esiste eccome.

Gli stessi candidati alle elezioni sono consapevoli che perderanno buona parte dei possibili votanti a causa delle complicazioni dovute alla pandemia. Sono pochissime, tra l’altro, le persone in isolamento che hanno richiesto il voto domiciliare: solo 1.820 su 40.566. Anche gli anziani, che per alcuni versi rappresentano lo zoccolo duro dell’elettorato, si teme siano in netta minoranza rispetto agli scorsi anni. Non esistono misure particolari a loro dedicate, ma il Viminale ha chiesto ai sindaci di «prevedere misure» ad hoc per loro.

E proprio il rischio che incombe sull’election day ha allertato il ministero dell’Interno, che da settimane si muove insieme a quello della Salute per assicurare procedure di voto in sicurezza. D’altronde la questione era stata anticipata già nei mesi estivi, quando il tema centrale era la data di riapertura delle scuole – sede prediletta dei seggi. Il Ministero dell’Istruzione aveva deciso alla fine di dare priorità al rientro in classe e di rimandare la discussione sulla faccenda, confidando che si sarebbe trovato un modo per venire incontro alle esigenze di sicurezza.

Le regole del Viminale

Dopo giorni di discussioni, le misure anti-Covid sono state emanate. Si parte con l‘abc del galateo del Coronavirus: obbligo di mascherina, igienizzazione delle mani sia all’ingresso che al momento del ricevimento della scheda e numero controllato di ingressi simultanei per ogni stanza. La mascherina, però, bisognerà abbassarla quando ci si avvicina al seggio, così da permettere il riconoscimento.

Nessun obbligo di guanti per gli elettori (eccezione fatta per Regioni in cui è previsto che siano i presidenti di seggio a mettere le schede nelle urne) e nessuna misurazione della temperatura prevista. Anche qui, come per le scuole, si farà leva sul patto di fiducia tra cittadino, comunità e istituzioni: è chiamato a non andare al seggio chiunque abbia una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi centigradi o presenti qualsivoglia sintomo riconducibile alla Covid-19.

Per chi non può recarsi fisicamente ai seggi, oltre alla votazione domiciliare per gli isolati (ci sarà un operatore che andrà a raccogliere il voto), è prevista un’organizzazione per gli ospedalizzati e gli ospiti delle Rsa. In entrambe le strutture verranno costituite delle stanze apposite per raccogliere le schede, dove bisognerà rispettare le solite e inalienabili misure di sicurezza.

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