Il voto dei giovani in Veneto. Diritto allo studio e welfare: il lato debole di uno «Zaiastan» sempre più anziano

Dopo il Coronavirus ci potrebbe essere una nuova sfida all’orizzonte per la regione “locomotiva d’Italia”: il ricambio generazionale

Zaiastan, mutuato dal persiano “la Terra di Zaia”. Forse cara ai giornali, forse cara agli oppositori ma questa formula riaffiora spesso quando si parla del Veneto, e delle sue elezioni. Il primo mandato di Luca Zaia come presidente della giunta regionale è cominciato nel 2010, quando dopo aver vinto le elezioni lasciò l’incarico di ministro dell’Agricoltura nel governo Berlusconi IV per tornare nel suo Veneto.


Allora la percentuale di voti ottenuti era 60,16%. Il secondo mandato comincia alle elezioni successive, nel 2015. Qui la percentuale dei consensi è stata più bassa. In corsa contro l’autoproclamata ladylike Alessandra Moretti (Pd) Zaia arrivò al 50,08%. Ora tutte le carte in tavola sono diverse e gli ultimi sondaggi annunciano un plebiscito.

Secondo l’istituto Ipsos i numeri per Luca Zaia sono chiari: alle prossime elezioni il governatore del Veneto dovrebbe arrivare al 74% dei consensi. Con la lista Zaia Presidente come prima lista di tutta la regione al 34,5% delle preferenze, numeri guardati da lontano dalla Lega che si fermerebbe al 23,5%. Niente da fare per gli altri candidati. Arturo Lorenzoni del Pd si muove sulla linea del 16% mentre Enrico Cappelletti è fermo al 4,9%. Lunga vita allo Zaiastan quindi, almeno per i prossimi cinque anni.

La locomotiva d’Italia non ha lo smalto di un nuovo modello di treno pronto per l’altavelocità, con le carrozze fresche di montaggio e connesse a qualsiasi tipo di rete. Piuttosto sembra un buon intercity: un treno efficiente, rodato da tanti viaggi che però comincia ad avere una certa età. Sono tre i dati che giustificano questa metafora ferroviaria. Il primo è quello del Pil regionale. Al netto della crisi economica innescata dal Coronavirus, dal 2012 al 2018 il Pil del Veneto è stato costantemente in crescita. Secondo i dati pubblicati dalla regione, è passato da 145,7 a 163,6 miliardi di euro.

La carrozza viaggia quindi, ma chi la guida? Accanto al dato del Pil ne vanno accostati altri due: l’indice di vecchiaia e l’indice di ricambio della popolazione attiva. Il primo misura il rapporto tra persone con più di 65 anni e giovani fino ai 14 anni, il secondo il rapporto tra la fascia di popolazione vicina alla pensione (60-64 anni) e quella che invece si prepara ad entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni).

Entrambi sono in crescita. L’indice di vecchiaia è passato da 135,2 nel 2002 a 178,2 nel 2020: gli anziani sono quasi il doppio dei giovani. L’indice di ricambio della popolazione segue lo stesso trend, anche se meno marcato: nella stessa fascia di tempo è passato da 134,3 a 137. E questi dati si riflettono anche nel tasso di disoccupazione giovanile. Secondo Istat nella popolazione compresa tra 18 e 29 anni questo indice era arrivato nel 2007 al 5,7%, dopo la crisi è schizzato al 12,6% nel 2010 per arrivare al picco di 18,2% nel 2015 e assestarsi al 12% nel 2019. Prima che il Covid sconvolgesse di nuovo tutto.

Tommaso: «Diritto allo studio inesistente. Cosa ha fatto Zaia?»

Quando gli alunni delle primarie del Veneto sono entrati in classe per il loro primo giorno di scuola hanno trovato un regalo. In molti istituti è stato distribuito il diario Diversamente Veneto, disegnato dall’illustratrice Jesusleny Gomes. Attraverso una serie di eroi di fantasia, tra cui Wonder Vicenza e Fata Verona, tra le pagine di questo diario si spiega come il Veneto sia riuscito a superare il Coronavirus.

La fantasia però a un certo punto si ferma e fra questi eroi compaiono anche Luca Zaia, il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e la dottoressa Francesca Russo. Spicca l’assenza del padre del modello tamponi in Veneto, Andrea Crisanti.

«Zaia è prima di tutto propaganda. E il caso dei diari scolastici lo dimostra. La gestione del Covid in regione è stata imbarazzante fino all’arrivo di Andrea Crisanti invece qui si racconta di come Zaia abbia sconfitto il virus». Tommaso Biancuzzi ha 22 anni, vive a Montebelluna in provincia di Treviso ed è il referente della Rete degli studenti medi, l’organizzazione che rappresenta le ragazze e i ragazzi delle scuole superiori.

«Il rientro a scuola è stato traumatico. Gli studenti avevano voglia di ricominciare e recuperare tutto quello che offrono le lezioni in presenza. Poi tutto è andato storto». La critica di Tommaso ha un bersaglio chiaro: l’assessore all’istruzione Elena Donazzan: «Il piano del diritto allo studio della regione è inesistente. Ogni anno sono tanti gli studenti che si spostano dal Veneto per studiare in territori che offrono più servizi».

I problemi riguardano soprattutto l’inclusione delle fasce di popolazione con un reddito più basso: «In molte zone del Veneto non è facile trovare un polo scolastico vicino a casa. Se io avessi voluto fare l’artistico ad esempio mi sarei dovuto spostare a Treviso. Sono anni che chiediamo di creare un biglietto unico per gli studenti, senza che ci sia il bisogno di fare anche tre abbonamenti diversi ai mezzi di trasporto. Senza parlare poi del caro libri: quest’anno la regione ha stanziato solo un milione di euro su questo punto».

Eugenio: «Puntare sul welfare, perdiamo nuovi imprenditori»

OPEN | Eugenio Calearo Ciman

Che i giovani stiano continuando a scendere, stazione dopo stazione, dalla locomotiva d’Italia è un parere condiviso anche da da Eugenio Calearo Ciman, presidente di Confidustria Giovani: «L’industria crea ricchezza e la ricchezza viene distribuita sul terriorio. Per questo bisogna puntare su questo settore. Al momento noi abbiamo una fuga di talenti che nella nostra, pur splendida, regione non hanno modo di realizzarsi. E questo sta continuando a sottrare potenziali risorse».

Eugenio ha 38 anni, la sua azienda si trova nella zona di Vicenza e produce antenne per auto. Certo, la formula per far restare o anche riportare giovani sul territorio non è facile da trovare: «C’è bisogno di un’operazione fatta sia dal settore pubblico che dal settore privato. Bisogna investire sul welfare sul territorio e permettere ai giovani, ben formati dalle nostre scuole, di trovare non solo lavoro ma anche una serie di servizi che permettano loro di costruire una vita indipendente».

Gli incentivi per aprire nuove industrie sul territorio, secondo Eugenio, ci sono ancora. Il problema è che avviare un’attività da zero è molto più difficile che in passato: «Quando mio nonno ha aperto la sua azienda nel primo decennio del dopoguerra c’era bisogno di tutto. Ora partire da zero non è più la stessa cosa. È vero, possiamo aprirci facilmente a mercati esteri ma la competizione non è mai stata così forte».

Foto di copertina: Moreno Boeron da Pixabay

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