Bielorussia, il Consiglio europeo non approva le sanzioni. La leader dell’opposizione Tikhanovskaya: «Pronti a protestare per anni»

Il Consiglio dei ministri degli Esteri europei non ha raggiunto un accordo per via dell’opposizione di Cipro

Poche ore prima del Consiglio europeo dei ministri degli Esteri, l’alto rappresentante Ue Josep Borrell si è incontrato con Svetlana Tikhanovskaya, leader in esilio dell’opposizione in Bielorussia per parlare della repressione brutale delle proteste anti-regime che vanno avanti nel Paese da inizio agosto. «Sosterremo un dialogo interno inclusivo, per elezioni libere e giuste. Questo non può essere considerata interferenza negli affari interni», ha dichiarato fiducioso Borrell. Però, alla fine il Consiglio europeo è finito senza che fosse stato raggiunto un accordo sulle sanzioni contro Lukashenko, già approvate dal Parlamento europeo.


A mettere il bastone tra le ruote è stata – di nuovo – Cipro. Borrell ha ricordato che l’isola mediterranea non è fondamentalmente contraria a sanzionare la Bielorussia per le elezioni truffa del 9 agosto, ma usa il suo veto per tentare di costringere l’Ue ad adottare restrizioni nei confronti della Turchia per le perforazioni illegali nel mediterraneo orientale. Adesso se ne riparlerà nel prossimo incontro, previsto per giovedì. Borrell si è mostrato possibilista: «Credo che il prossimo consiglio Esteri debba assolutamente approvarle perché è in gioco la credibilità dell’Unione europea».

Ieri arresti, oggi esercitazione militare

In mattinata Tikhanovskaya, che prima di candidarsi alle elezioni contro Lukashenko al posto di suo marito faceva l’insegnante d’inglese, aveva fatto appello ai più alti ideali europei per tentare di ottenere il sostegno dell’Ue a favore della «rivoluzione bielorussa». Le richieste dell’opposizione sono ormai note: la liberazione dei prigionieri politici, l’introduzione di sanzioni contro chi ha contribuito a falsificare le elezioni, procedure penali contro chi invece si è macchiato di torture e violenze sessuali. E infine, nuove elezioni.

«Fare sentire la propria voce per i diritti umani e la democrazia non è un’interferenza nelle questioni nazionali di un Paese» ha dichiarato Tikhanovskaya che, rivolgendosi all’intera comunità internazionale, ha chiesto di non legittimare Lukashenko. Non è il caso della Russia che ha dato il suo sostegno – politico e militare – al regime di Lukashenko. Proprio oggi è partita un’esercitazione militare congiunta con 1.000 soldati russi per garantire «la sicurezza militare dello stato».

Nonostante continuino gli arresti, le manifestazioni vanno avanti, sempre numerose. Durante il weekend centinaia di donne sono scese nuovamente in piazza e oltre 400 persone sono state arrestate nelle proteste di domenica. «Continueremo a protestare per settimane, mesi anche anni, se necessario – ha detto Tukhanovskaya oggi in audizione alla commissione Affari esteri del Parlamento Ue -. Non saremo più ostaggio di Lukashenko, non vivremo più nelle sue prigioni, non torneremo più nello stato in cui abbiamo versato per ventisei anni».

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