Referendum, il sondaggista Vento: «Effetto Covid limitato. Si può superare il 50% di affluenza». Per Di Maio «oltre il 40% vince il Sì»

Vassallo, direttore dell’Istituto Cattaneo: «Il confronto più calzante è con la consultazione del 2006. Allora votò il 52%, oggi si supererà quella cifra». E l’ex leader pentastellato gongola

«L’effetto Covid sul voto si avverte, ma in dimensione inferiore rispetto ai timori della vigilia». A dirlo è Pietro Vento, direttore dell’istituto Demopolis, parlando a Repubblica dei dati sull’affluenza relativi al referendum sul taglio dei parlamentari. Secondo il sondaggista, il tema principale che emerge è che «il referendum non è rimasto un quesito per gli addetti ai lavori».


«Non credo si raggiungerà la partecipazione che si ebbe al referendum sulla riforma di Renzi – dice Vento -. Quattro anni fa l’affluenza alle 19 era superiore di 26 punti. Ma si votava in un giorno solo». Allora, alla fine, votò il 65%. Oggi siamo al 39% parziale e la proiezione per il referendum «è che, tenuto conto della disabitudine degli italiani a votare nella mattinata del secondo giorno, forse si sfiorerà il 50%, ovvero quasi un italiano su due voterà per il referendum».

Nel 2006 l’affluenza dopo il primo giorno era al 35%

Il referendum del 2016, però, non è l’unico termine di paragone. Anzi, secondo il direttore dell’Istituto Cattaneo Salvatore Vassallo, ce n’è uno più calzante: «Il parametro più corretto è con il referendum del 2006, per il quale si votava in un giorno e mezzo e non in uno solo come nel 2016».

«Allora alle 12 l’affluenza era del 10%, alle 19 del 22,4, alle 22 del 35 e alla fine arrivò al 52. Adesso, l’impatto delle Regionali – che hanno avuto un effetto traino maggiore al Sud – fa pensare che si arriverà a una percentuale di affluenza superiore», dice Vassallo. Buone notizie – almeno sulla carta – per l’ex leader pentastellato Luigi Di Maio, che sempre secondo Repubblica già ieri diceva ai suoi: «Col 40% di votanti siamo in sicurezza».

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