Coronavirus, 60 istituti chiusi, 350 con positivi, 33 focolai: il database che monitora i contagi a scuola

In assenza di un monitoraggio ufficiale, due studenti hanno creato una piattaforma per il monitoraggio dei cluster scolastici che in 24 ore ha superato le 5mila visualizzazioni

Non esiste un database per calcolare, in maniera scientifica, quanto la riapertura delle scuole stia influendo sulla diffusione del Coronavirus in Italia. Eppure virologi e statistici l’hanno ripetuto fino allo stremo: il ritorno degli studenti in aula è il banco di prova cruciale per il contenimento dell’emergenza sanitaria. Ma come si fa a provare, appunto, quale sia l’impatto effettivo dell’inizio dell’anno scolastico sull’epidemia se non c’è trasparenza nel monitoraggio dei cluster da campanella?


«Non c’è alcun documento pubblico sul tema – afferma Lorenzo Ruffino, studente di Economia a Torino -. So per certo che l’Istituto superiore di sanità non ha un database dedicato alle scuole. Non so se il Miur stia portando avanti una ricerca del genere, ma in ogni caso non è mai dato comunicazione. I cittadini, invece, hanno bisogno di conoscere questo tipo di informazioni».

Insieme a Vittorio Nicoletta, dottorando di sistemi decisionali in Québec, Ruffino ha creato una piattaforma dove recuperare questo tipo di dati. E una mappa che ne restituisce una rappresentazione visuale.

Com’è nata l’idea di creare un database per il monitoraggio dei casi di positività al Sars-CoV-2 nelle scuole?

«Ci siamo accorti che nessuno stava facendo un monitoraggio di questo genere. Eppure è un tema di interesse pubblico. Per esempio, ci sono varie iniziative di privati cittadini in giro per il mondo, nei Paesi Bassi, in Canada, che stanno facendo la stessa cosa. Manca chiarezza da parte del governo, non posso pensare che sia una questione di superficialità».

Come raccogliete le informazioni?

«Per adesso ci basiamo solo sulle notizie dei giornali locali che riteniamo attendibili. Non ci aspettavamo tutto questo successo: stiamo ricevendo tantissime segnalazioni. Adesso stiamo lavorando a un form per raccogliere in maniera organica tutte le notizie che arrivano dagli utenti».

Hai parlato di successo. Puoi essere più preciso?

«La mappa, pubblicata solo sul mio account Twitter, in meno di 24 ore ha superato le 5mila visualizzazioni».

Da dove siete partiti per sviluppare un lavoro del genere?

«Cercando le notizie online. Ma non è semplice: si tratta di scandagliare i giornali locali che, a volte, non sono ben indicizzati su Google. La cosa positiva, però, è che scrivono di cose estremamente locali, per esempio riportando le dichiarazioni del sindaco, del preside della scuola, e questo dà attendibilità alla fonte».

Vittorio Nicoletta, dottorando in sistemi decisionali in Québec

Quali sono gli ultimi dati in vostro possesso?

«Premesso che abbiamo iniziato la raccolta di informazioni il 14 settembre, dopo dieci giorni siamo arrivati a oltre 350 scuole con almeno un caso di Covid. Nei primi tre giorni, la media era di una ventina di scuole al giorno individuate. Poi la media è balzata a 50. La cosa da sottolineare è che stiamo trovando molti casi anche se le scuole sono chiuse: solo lunedì – 21 settembre, giorno di elezioni – abbiamo individuato 60 scuole coinvolte».

Dove si verificano la maggior parte dei cluster da campanella e chi riguardano?

«La maggior parte di scuole coinvolte le abbiamo rintracciate in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Piemonte e Veneto. Regioni più popolose e con più scuole aperte. L’80% dei casi di positività riguardano gli studenti. Il 10%, invece, il corpo docente. L’altro 10% il personale, i bidelli. Un caso particolare è successo ad Aulla, in Toscana: l’autista dello scuolabus è stato trovato positivo, portando all’isolamento di oltre 40 persone.

A volte anche la positività dei genitori ha a che fare con i cluster scolastici. Poi, in 60 casi circa, abbiamo registrato che è stata chiusa tutta la scuola per permettere la sanificazione. In 250 casi la scuola è rimasta aperta ed è stata messa in quarantena solo la classe e i docenti coinvolti. In circa 40 casi, invece, non siamo riusciti a ricostruire gli sviluppi della vicenda».

C’è una differenza tra i gradi delle scuole?

«Circa il 28% dei casi riguarda le scuole superiori. Il 26% le scuole primarie. Il 22% la scuola dell’infanzia. Il resto della casistica si divide tra scuole medie e istituti comprensivi non meglio specificati».

Quando lo considerate un vero e proprio cluster?

«Quando accertiamo che ci sono più positività legate al quella scuola. Al momento abbiamo individuato 33 focolai scolastici con due o più casi. Altri 16 sono ancora in corso di valutazione».

Quali sono i casi più rilevanti per numero o specificità?

«A Chianciano Terme, in Toscana, ci sono 5 casi collegati a un positivo individuato a scuola. Il Comune ha chiuso tutte le scuole come misura preventiva. A Carate Brianza, in Lombardia, sono stati trovati 4 studenti positivi in 4 scuole diverse: in realtà si tratta di 4 figli della stessa famiglia che non frequentano lo stesso istituto. A Subbiano, in Toscana, una docente positiva che lavora in due scuole primarie ha portato alla chiusura di entrambe le scuole: gli scenari sono tantissimi e mi sorprende come non ci abbia pensato il pubblico a creare uno strumento organico per osservarli».

Foto di copertina: Lorenzo Ruffino, studente di Economics all’Università di Torino

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