«Sono nato in Italia, ma ho dovuto rinunciare alla nazionale perché non avevo la cittadinanza. Ius Soli? È il momento di farsi sentire» – L’intervista

Paolo Barros, 31 anni, ha fondato Neri Italiani, un’associazione che si batte per la riforma della legge sulla cittadinanza. A Open dice: «Il caso Suárez è una vergogna per un Paese civile»

Il caso del test “truccato” per facilitare il trasferimento del calciatore uruguaiano Luis Suarez ha messo il dito in una piaga che riguarda decine di migliaia di bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro Paese, ma che non hanno diritto alla cittadinanza a causa di una legge, lo ius sanguinis, che la riconosce solo a chi ha un genitore italiano.


«Noi sentiamo sempre dire dalla politica che le urgenze sono altre e non si può pensare a quasi due milioni di ragazzi – racconta Paolo Barros, 31enne presidente dell’associazione Neri Italiani -. Ma andiamo a vedere che poi per chi ha i borsoni pieni come Suarez, la cittadinanza si ottiene in quindici giorni. È una vergogna per un Paese civile come l’Italia».

Si tratta di una situazione che lei ha vissuto anche sulla sua pelle?

«Sono nato a Roma da madre capoverdiana. Ho avuto la cittadinanza a 18 anni. A 15 anni avevo la possibilità di giocare nella nazionale di basket, ma non è stato possibile perché ero straniero. Ho comunque continuato a giocare, ma se fossi arrivato in nazionale all’epoca avrei di sicuro fatto altre esperienze. E poi ho tantissimi amici e colleghi, nati come me in Italia, e alcuni di loro non hanno nemmeno il permesso di soggiorno: sono stranieri a casa loro».

Paolo BarrosDi Neri Italiani

Come è cambiata la sua vita dopo che ha ottenuto la cittadinanza?

«Con la cittadinanza ho soprattutto potuto fare il mio percorso nelle istituzioni. Mi sono candidato nel 2015 con il Movimento 5 Stelle e sono stato eletto a Roma come consigliere, anche se attualmente sono nel gruppo Misto. All’epoca aveva deciso che dovevo “rappresentarmi da solo”, in quanto persona giovane e nera. Ma sono rimasto deluso e sono uscito soprattutto per i decreti sicurezza, l’alleanza con la Lega e poi lo stadio della Roma…»

Perché secondo lei la legge di cittadinanza non è mai stata riformata?

«Credo che ci sia molta paura. Ora Salvini sta scendendo nei sondaggi, ma prima era visto come un tema “scomodo”. I 5 Stelle sono molto in difficoltà, ma si tratta di una battaglia che è sempre stata del Partito democratico ed è ora che la rivendici. Suarez è un milionario, mentre per un ragazzo nato qui che si trova in un contesto difficile, la cittadinanza può veramente cambiare la vita».

Per questo motivo ha fondato l’associazione?

«Sì, nasce nel 2016 per affrontare i temi della cittadinanza e del razzismo. Nell’associazione abbiamo ragazzi di tante parti del mondo, dal Sud America alla Cina. Ma ci chiamiamo Black Italians perché le generazioni precedenti in Italia che emigravano in America venivano chiamati “neri d’Europa”. In alcuni negozi era vietato l’ingresso ai cani, agli irlandesi, ai neri e agli italiani».

Oggi Conte ha fatto un’apertura sullo Ius Soli. Il momento sembra esser propizio.

«Sì, dobbiamo usare questo caso per riportare l’attenzione sul tema. Noi come associazione chiediamo la modifica dei decreti sicurezza e poi vogliamo finalmente una riforma del diritto della cittadinanza, che sia giusta, civile e in linea con gli altri paesi europei. L’Italia è uno dei pochi dove esiste lo ius sanguinis. Io mi batto per un’alternativa, che sia lo ius soli o lo ius culturae che in questo momento è la cosa più vicina e fattibile».

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