Galli: «Se non fermiamo l’aumento dei contagi saranno guai: i sacrifici oggi evitano i blocchi domani»

Il primario di Malattie infettive all’ospedale Luigi Sacco di Milano sostiene le restrizioni previste dal nuovo Dpcm: «Tutto quello che non è essenziale dovrà necessariamente essere evitato, per la sicurezza di tutti»

Se la scorsa estate si fosse prestata più attenzione alle regole per evitare la trasmissione del Coronavirus, «non ci troveremmo di fronte all’attuale necessità di inasprimento delle regole». Per Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, l’Italia, che da due giorni registra un incremento di casi superiore alle 10 mila unità, sta vivendo lo stesso incubo della prima fase dell’epidemia. «In ospedale lo sconforto nel personale è tangibile – afferma il professore -. Il reparto, almeno da noi, somiglia già molto a quello dello scorso marzo».


Galli, che gestisce uno dei più importanti centri in Italia nella lotta al Sars-CoV-2, racconta che tra i suoi colleghi, «qualcuno alla sola idea di rivivere quella esperienza, non ha trattenuto le lacrime». Usa la locuzione déjà vu per esprimere l’amarezza di non essere riusciti a evitare la recrudescenza dell’epidemia, «prevedibile» a suo dire. «Ora o si trova la maniera di arrestare il processo o siamo nei guai».

L’effetto delle riaperture

Nell’intervista al Corriere della Sera, Galli sostiene che anche la riapertura delle scuole, con «il conseguente movimento di persone, può aver contribuito all’aumento dei casi». Il primario del Sacco traccia l’unica via percorribile, secondo lui, per arginare la seconda ondata epidemica: «Tutto quello che non è essenziale ed è potenzialmente pericoloso come occasione di diffusione del virus dovrà necessariamente essere evitato, per la sicurezza di tutti».

Tornando alla questione dell’impatto che il virus, in questa fase, sta avendo sugli ospedali, Galli conclude: «Se si devono ripristinare letti e reparti Covid tocca per forza, per come siamo messi oggi, ridurre il volume delle altre attività. Nel breve periodo un’ulteriore sfida per gli ospedali sarà mantenere il più possibile l’assistenza per le altre patologie».

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