Rosario Marcianò a processo per le falsità su Valeria Solesin. I complottisti, prima o poi, pagano

Negli Stati Uniti processano Alex Jones, in Italia tocca a Rosario Marcianò: le vittime degli attentati non meritano certe bugie

Durante la strage di Sandy Hook del 14 dicembre 2012 vennero uccise 27 persone per mano del ventenne Adam Lanza. Su questi morti i fanatici del complotto diffusero il peggio, sostenendo che fosse stata una messinscena in cui parteciparono diversi attori pagati. A diffondere queste assurde teorie furono non solo «comuni cittadini», ad alimentarle era soprattutto un personaggio di nome Alex Jones, gestore del sito di estrema destra e complottista InfoWars.

Che male possono fare le teorie di complotto? Ebbene, nel caso di Sandy Hook una donna di nome Lucy Richard arrivò a minacciare di morte i genitori delle vittime della strage perché era convinta che fosse stata tutta una messinscena orchestrata dai «poteri forti». La donna venne arrestata nel 2016 e condannata l’anno successivo per aver minacciato Lenny Pozner, padre di un bambino di 6 anni morto il 14 dicembre 2012.

Tornando a «mister Jones», il noto cospirazionista di estrema destra alimentò con tutta la sua «potenza di fuoco mediatica» la teoria di complotto sulla strage di Sandy Hook, fregandosene altamente delle vittime e delle loro famiglie mettendole in pericolo da fanatici come Lucy Richard. Contro di lui era intervenute le famiglie Pozner e Helsin, denunciandolo per diffamazione e portandolo in tribunale. Al momento Jones è stato multato per 100 mila dollari a dicembre del 2019 per non aver fornito i testimoni agli avvocati dell’accusa, ritrovandosi negata anche la richiesta di archiviazione della causa.

A sinistra Alex Jones, a destra Lucy Richard.

Per Lenny Pozner è una lunga serie di denunce, vittoriose come quella contro gli autori del libro «Nobody Died at Sandy Hook» nel giugno del 2019. Furono condannati gli autori, James Fetzer e Mike Palacek, mentre il titolare della casa editrice rivolse le scuse al padre del bambino ucciso durante la strage.

Lenny Pozner insieme al figlio, ucciso durante la strage di Sandy Hook,

Questo è quanto succede negli Stati Uniti, ma anche in Italia abbiamo i nostri «mister Jones». Uno di questi è il decano dei complottisti italiani, il sanremese Rosario Marcianò gestore del sito «Tanker Enemy» e già condannato nel 2018 per aver diffamato a mezzo web la giornalista Silvia Bencivelli. Recidivo, perché a seguito della condanna riuscì anche a inventarsi bufala nei confronti della giornalista manipolando un suo intervento video.

Nei post «fuffa» di Rosario Marcianò vengono riportate spesso delle «richieste» di donazioni da parte dei suoi seguaci.

Rosario Marcianò ora se la dovrà vedere con l’ennesimo processo, questa volta per l’orrenda bufala nei confronti di Valeria Solesin e della sua famiglia. Per chi non conosce la storia, a seguito dell’attentato terroristico del 13 novembre 2015 a Parigi il sanremese e i suoi sodali iniziarono a diffondere le loro personalissime teorie di complotto sostenendo che fosse stata una enorme messinscena con attori pagati o addirittura «inesistenti», incluse le vittime del Bataclan. Tra queste ci fu l’italiana Valeria Solesin, la quale fu ulteriormente vittima di diverse bufale e diffamazioni da parte di «mister Nò».

Il video di Rosario Marcianò – rimosso da Youtube – dal titolo «Assalto al Bataclan: un film e Valeria Solesin è viva»

Furono due le principali accuse lanciate dal complottista sanremese nei confronti di Valeria. La prima era quella di essere ancora viva e per dimostrarlo aveva pubblicato uno scatto fotografico dove riteneva che fosse stata ritratta ancora viva dopo l’attentato. Magari fosse vero! La donna ritratta non era Valeria, ma una sopravvissuta di nome Audrey (nome che mi è stato fornito dall’associazione Life for Paris nel 2016) che rimase scossa nello scoprire che il suo volto era stato associato alla vittima italiana per diffondere teorie di complotto nei suoi confronti.

La chat con l’associazione francese nel 2016 per chiedere informazioni sulla ragazza ritratta nella foto utilizzata da Rosario Marcianò.

La seconda teoria di complotto era quella del profilo universitario di Valeria che sarebbe stato «creato post mortem». Insomma, secondo quanto riportato da un post Facebook del complottista, qualcuno si sarebbe preso la briga di creare «un passato ad un soggetto inesistente, ad una “vittima” inesistente». Le prove a sostegno della sua tesi? Alcuni salvataggi su Web.Archive.org, ma la sua fu un’operazione dettata da una grave lacuna sull’utilizzo dell’archivio digitale.

Il post di Marcianò del 2016 contro le richieste della Procura di Venezia – Screenshot da NextQuotidiano.

Rosario Marcianò era riuscito persino a sostenere che la denuncia nei suoi confronti da parte della famiglia Solesin fosse un falso, raccontando ai suoi seguaci che avrebbe «disinnescato» le indagini: «Non esiste nessun procedimento a carico. Le indagini si sono bloccate nel momento in cui ho mostrato al Giudice Nordio la foto della Solesin viva».

Fuffa! Alla fine oggi, 19 ottobre 2020, inizierà il processo nei suoi confronti proprio a seguito della denuncia da parte della famiglia Solesin. Lo ammette lui stesso in un suo post Facebook del 17 ottobre dove continua a sostenere, attraverso la foto condivisa nello stesso, la prima delle due teorie diffuse in passato contro Valeria: «Un chiaro episodio “false flag”, evidenziato da mille dettagli, che sarò lieto di prospettare nel procedimento a mio carico». Ovviamente, a fine post, chiede agli utenti di effettuare delle donazioni a suo favore con tanto di IBAN.

Prima o poi i complottisti pagano, che si chiamino Alex Jones o Rosario Marcianò. Per «mister Nò» sarà l’ennesimo caso giudiziario al quale se ne potrebbero aggiungere altri per diffamazione e altro ancora.

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