Elezioni Usa 2020, Biden accelera verso la Casa Bianca. Trump gioca la carta di brogli e ricorsi. Il caso Arizona

Gli Stati Uniti non hanno ancora il nome del loro presidente, ma il democratico Biden allunga su Trump. Almeno per ora

Mancano una manciata di voti ma, dopo l’epilogo dell’election day, nessuno si azzarda più a fare previsioni sulle elezioni negli Usa. Il 3 novembre ha lasciato a bocca asciutta i cittadini statunitensi, che aspettavano il nome del nuovo presidente. Ma pur nel silenzio dei pronostici (che ripetono il mantra too close to call), la corsa di Joe Biden verso la Casa Bianca ha subito un’innegabile accelerazione nella notte italiana. Dopo una giornata elettorale all’insegna dell’incertezza nei cosiddetti battleground states, al candidato democratico ora basta vincere uno stato tra Nevada, Georgia, Nord Carolina o Pennsylvania per chiudere la partita.


Biden ha riportato tra i democratici gli stati del Wisconsin e del Michigan, e, nella battaglia per i 270 grandi elettori, il New York Times gliene assegna con certezza 253. Altre testate, come l’Associated Press, si spingono a 264, considerando anche l’Arizona che ne promette 11. Donald Trump, candidato repubblicano e presidente uscente, è a quota 214. Entrambi hanno fatto comunque il pieno di voti: Trump ha preso più voti del 2016 (quando ne aveva raccolti meno di Hilary Clinton) e Biden ha conquistato il record assoluto, prendendo più voti di qualsiasi altro candidato nella storia statunitense.

Nella grande Pennsylvania, intanto, lo Stato che assegna ben 20 grandi elettori, Trump risulta avanti di circa 150 mila preferenze. Rimane l’incognita dei voti postali, in centinaia di migliaia ancora da scrutinare, dove però ci si aspetta una preferenza maggiore per Biden. Tra le città mancanti c’è proprio la democratica Filadelfia, area tra le più popolose. Il risultato dello scrutinio, comunque, potrebbe non arrivare oggi.

Il caso Arizona

Sull’Arizona, intanto, è scoppiato un “caso” – dopo che anche l’emittente Fox News, molto vicina a Trump, si è sbilanciata assegnando a Biden la vittoria. Nella notte italiana Rupert Murdoch, proprietario di News Corp, il colosso che detiene la rete, ha ricevuto una chiamata furibonda dal candidato repubblicano, che gli ha chiesto di ritrattare le loro posizioni sull’esisto elettorale nello Stato. Murdoch, però, stavolta non ha ceduto. Durante la maratona del secondo giorno, uno dei conduttori di Fox New ha detto: «Mi dispiace, ma il presidente non riuscirà a ribaltare il risultato in Arizona».

Trump ha annunciato il ricorso in Georgia

Ma l’Arizona non è l’unico Stato per il quale Trump ha promesso di dichiarare guerra a Biden. Già durante il discorso di ieri, 4 novembre, alla Casa Bianca, il presidente uscente aveva insinuato «brogli elettorali» organizzati dai democratici «per togliere ai suoi sostenitori il diritto di voto». Faremo ricorso alla Corte Suprema, aveva detto, ed ha già annunciato il ricorso in Georgia, dove si gioca tutto su una percentuale di vantaggio inferiore all’1%. Vanno avanti le proteste dei sostenitori di Trump a Detroit e Phoenix, in Michigan e Arizona: la folla ha chiesto che i voti vengano ricontati.

Immagine di copertina: Jason Redmond / AFP

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