Lopalco con Crisanti: «Lockdown per 3 settimane in tutto il Paese. Qui in Puglia la zona arancione non basta più»

Secondo l’epidemiologo, la chiusura totale è l’unica soluzione per «raffreddare la corsa del contagio»

I contagi da Covid-19 crescono e il professor Luigi Lopalco chiede restrizioni più dure per tutto il Paese. Da poco assessore alla Salute della Regione Puglia, l’epidemiologo parte dalla situazione di grave difficoltà territoriale per estendere la questione a livello nazionale. Attualmente in zona arancione, la Puglia ha registrato un tasso di incidenza pari al 17,8%, un rapporto cioè tra tamponi positivi e quelli effettuati che supera la media nazionale, attualmente al 16,3%. Dati che non fanno stare affatto tranquilli medici e sindacalisti. La proposta di Lopalco è «un lockdown totale di almeno due-tre settimane». Non solo per la Puglia ma per tutto il Paese, unica soluzione – dice – per poter arginare la trasmissione e «tornare a dare respiro alle strutture sanitarie».


La proposta di Lopalco s’inserisce sulla scia di quanto detto dal professor Andrea Crisanti nelle ultime ore. Entrambi d’accordo sul superamento delle divisioni di colore volute finora dal governo, si dichiarano favorevoli all’idea di una misura unica su tutto il territorio nazionale. «Stiamo valutando un ampliamento ulteriore con gli ospedali da campo e i moduli della Protezione civile» dice Lopalco sul lavoro portato avanti in Regione per garantire una maggiore assistenza sanitaria, «ma arrivati a un certo punto, il sistema non sarà più espandibile».

Sulla contrazione dell’indice Rt, tendenza emersa anche ieri nella conferenza stampa dell’Istituto superiore di Sanità, Lopalco si mostra fiducioso ma il trend, dice, è attualmente «troppo lento». Questo il motivo per cui ora «l’unica soluzione è una stretta più seria». Entrando nel dettaglio delle restrizioni, la scuola è per Lopalco uno degli ambienti più a rischio: «Tenere aperta la scuola, per esempio, è un errore clamoroso» ha detto, sottolineando come i contatti sociali ora debbano essere ridotti al minimo. Un lockdown totale dunque che il professore non immagina «duro come quello di marzo», ma sicuramente meno leggero di quelli attualmente disposti, «tale da riuscire a raffreddare la corsa del contagio».

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