Coronavirus, test fai da te. Cosa sono e come funzionano i kit di auto-diagnosi annunciati da Zaia

Parte oggi in Veneto su 5.000 campioni la sperimentazione che entro la fine del mese potrà far arrivare all’Istituto Superiore di Sanità i primi test anti Covid auto somministrati

Un kit per auto-diagnosticarsi il SARS-Cov-2. Non è fantascienza né la pratica azzardata di un autodidatta, ma la nuova tecnologia di screening di massa che presto potrebbe essere diffusa in Italia. A puntare il faro sui test auto-diagnostici è la Regione Veneto che, alle prese con una curva epidemica in pericoloso aumento, ha deciso di verificare nei propri laboratori la frontiera internazionale di monitoraggio. L’annuncio del governatore Luca Zaia è arrivata nel corso di una diretta Facebook. «La sperimentazione sui test fai da te parte ufficialmente da oggi su 5.000 campioni» ha fatto sapere il presidente, spiegando come l’iter di verifica a cui lavoreranno per le prossime settimane tutti i laboratori di Microbiologia della Regione, potranno rendere l’utilizzo del test fai da te una realtà concreta per tutti i cittadini entro la fine del mese.


Come funziona

La scatola del kit fai da te contiene 4 oggetti: la “saponetta” tester su cui versare il liquido, una provetta con il reagente all’interno, un tamponcino e il sacchetto per buttare l’occorrente nella spazzatura. Come procedere? Bisognerà:

  • Inserire il tamponcino nella fossa nasale 5 volte per narice. A differenza del tampone molecolare, non ci sarà bisogno di portare il tampone in profondità, basterà inserirlo all’interno della narice per 5 volte.
  • Aprire la provetta con il reagente e infilare il cotton fioc all’interno, premendo la provetta morbida con le mani per far aderire bene il tampone con il reagente.
  • Aprire la parte più alta della provetta munita di contagocce e versare 4 gocce di liquido sulla scatolina tester.
  • Attendere la colorazione della scatolina tester. Comparendo una sola banda si otterrà un esito negativo. Due bande equivarranno ad esito positivo

Tempi di diffusione e prezzo

Si parla di circa 20 multinazionali che starebbero sperimentando il metodo diagnostico, con una certificazione da parte della Fda (Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) che fa ben sperare Zaia. Quelli su cui il team del dott. Rigoli ha lavorato sono test cinesi in una collaborazione durata tre mesi nel tentativo di rendere il più semplice possibile il procedimento fai da te del test. Questione di settimane rassicura Zaia e il procedimento di convalidazione passerà poi nelle mani dell’Istituto Superiore di Sanità.

«La sezione speciale dell’Iss dedicata ai test in auto somministrazione dovrà decidere in maniera definitiva sulla sicurezza di quelli che presenteremo». Una convalida che al momento non presenta tempistiche certe ma che i dati presentati entro fine mese dalle Microbiologie del Veneto dovranno aiutare ad accelerare. «Qui si può fare la storia» ha aggiunto a questo proposito Zaia, «e se qualcuno da noi impedirà la diffusione di un metodo, che proprio come successo per i test sierologici, arriverà in maniera altrettanto efficace in tutto il mondo, dovrà assumersi la responsabilità»

Questione non meno importante sarà quella del prezzo. I singoli cittadini potranno arrivare ad acquistare in modo autonomo il test in farmacia con un prezzo base di produzione che, secondo quanto riportato dal dott. Rigoli, non sarà maggiore di 3 euro. «Escluse le singole ricariche aggiuntive che verranno fatte in un secondo momento».

La questione della tracciabilità

Tenere sotto controllo il numero di test venduti e quindi i potenziali positivi sarà una scelta che Zaia ribadisce essere di competenza del sistema sanitario nazionale. «Si dovrà capire se scegliere il libero acquisto per tutti o tracciabilità per tutti» ha detto il presidente, ipotizzando anche l’idea di una tracciabilità almeno per gli over 65 e le altre categorie a rischio con l’acquisto sotto ricetta medica. «Adesso la cosa importante è però garantire la possibilità di testarsi».

Il punto di forza

L’elemento importante da sottolineare è che sebbene finora siano state sviluppate altre diagnosi rapide che consentono agli utenti di testarsi a casa, quei metodi precedenti richiedevano ancora che le persone inviassero campioni a un laboratorio o a una struttura sanitaria per l’elaborazione. Dunque la diagnostica proposta sarebbe la prima che può essere non solo effettuata ma anche completata a casa.

Dubbi e certezze

Quello che al momento è certo è che la nuova tecnologia del kit fai da te costituisce un grosso risparmio in termini di tempo ma anche in termini di spesa economica. L’utilizzo su un alto numero di persone si rivela la strategia più efficace per valorizzarne le potenzialità diagnostiche. Non possiamo non considerare la difficoltà più grande – come per tutti i test rapidi – relativa ai falsi negativi. Poiché la ricerca di cui si parla non è diretta al materiale genetico, come accade con i tamponi molecolari, ma riguarda le proteine superficiali tipiche del virus, la rilevazione negativa delle stesse proteine risulta meno affidabile perché più soggetta a una ricerca fallimentare. A questo proposito, nel caso specifico degli Stati Uniti, il CEO di Cellex, una delle aziende protagoniste della sperimentazione all’estero ha affermato che il test in auto somministrazione dimostra una sensibilità quasi del 90%.

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